30-03-2016

A proposito di Politica e/o politichE – 2

di Matteo Mancino, Classe C La discussione avviata da Pietro Violante sul Blog si incentra su una questione essenziale per chi voglia fare o comunque occuparsi di politica: disvelare il rapporto fra visione politica e decisioni/scelte politiche atteso che «le politiche non sono diverse opzioni scientifiche, delle quali alcune giuste e efficaci e altre sbagliate e inefficaci. Sono scelte di campo (…) alla SdP queste scelte non dobbiamo farle… ma dobbiamo riconoscerle»
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di Matteo Mancino, Classe C La discussione  che Pietro Violante ha avviato nel blog  si incentra su una questione essenziale per chi voglia fare o comunque occuparsi di politica: disvelare il rapporto fra visione politica e decisioni/scelte politiche atteso che  «le politiche non sono diverse opzioni scientifiche, delle quali alcune giuste e efficaci e altre sbagliate e inefficaci. Sono scelte di campo (…) alla SdP queste scelte non dobbiamo farle… ma dobbiamo riconoscerle». Come non essere d'accordo! e da SdP stimoli, indicazioni, strumenti per decifrare le ombre nella caverna e comprendere la sceneggiatura della nostra vita reale, anche per contribuire a individuare - nei modi possibili, nei diversi luoghi sociali in cui mi troverò a vivere - soluzioni credibili e condivise e sostenibili. Di cosa parliamo oggi quando parliamo di destra e di sinistra? Senza avventurarmi nelle terre della filosofia politica (i miei studi principali riguardano la medicina) è utile rammentare che da tempo i concetti di destra e sinistra non sono più così netti. Norberto Bobbio con Destra e Sinistra (1994), nel cercare di definire il DNA di questi concetti  si trovò a proporre come  linea di demarcazione la posizione lungo l'asse eguaglianza/diseguaglianza ed è interessante poi leggerne l'attualizzazione che nel 2014 ne fa Matteo Renzi proponendo anche gli assi innovazione/conservazione e movimento/stagnazione. Se queste sono le parole chiave (ma se ne possono proporre altre come solidarietà, democrazia, partecipazione, crescita sostenibile) bisogna considerare il contenuto che viene loro dato. Fra lessico e valori: un esempio In una libreria, nel settore remainders mi sono imbattuto in un volume dal titolo Le parole chiave (2007): una sorta di dizionario che approfondiva alcuni termini, per proporne contenuti innovativi: ambiente, bipolarismo, cattolici e laici, cittadinanza, comunicazione, cultura, diritti umani, donne, equità, Europa, famiglia, giustizia, identità territoriale, innovazione, laicità, lavoro, libertà, pace e guerra, primarie, riformismo. Confesso che se avessi letto l'indice, senza far caso alla copertina con l’indicazione del partito, avrei avuto difficoltà a dire se faceva riferimento alla destra o alla sinistra. Quelli citati sono termini con cui qualunque partito o politica deve confrontarsi: è il contenuto dato alle voci da cui emerge l'opzione valoriale. Ipotesi 1: analisi degli impatti Ma siamo ancora alle parole e a ipotesi programmatiche. Per riconoscere le "scelte di campo ritengo non si possa prescindere anche dall'analisi degli impatti (previsti ed effettivi) delle politiche promosse. Che si  autoqualifichi o meno come tale, un partito/un politico lo definirei di sinistra (destra) -  per assumere un parametro: nel senso di Bobbio - quanto più (meno) le sue politiche non solo perseguono ma realizzano (non dimenticando che c'è una pubblica amministrazione che deve attuarle) ad esempio:  distribuzione di reddito e ricchezza meno polarizzata; crescita del tasso di occupazione e politiche attive del reimpiego (alto turn-over in entrata/uscita dallo stato di disoccupazione); misure per consentire pari opportunità di accesso alle scuole per i migliori; riduzione dei tempi di giustizia civile, penale e amministrativa e grado di effettività/cogenza delle sentenze; aumento dei brevetti originati da programmi di innovazione; trasparenza dell'azione della Pubblica amministrazione; numero di testate/editori indipendenti; rotazione negli incarichi di responsabilità della P.A.; limite (anche volontario) al numero di mandati per le cariche elettive... I numeri (cardinali o ordinali che siano) che rappresentano il livello di queste variabili non mentono mai: sono una cartina di tornasole essenziale non solo sul rispetto dei programmi, ma anche di coerenza con i valori proposti da una formazione politica che sia al governo (analizzabili e valutabili ex-ante come quelli di qualsiasi formazione politica). Ad esempio:  alcuni ricercatori - Maurizio Franzini, Elena Granaglia, Michele Raitano – in un’opera dal titolo apparentemente provocatorio “Dobbiamo preoccuparci dei ricchi (2014) analizzano in maniera molto approfondita, anche attraverso numeri ed evidenze statistiche, la questione della distribuzione del reddito  giungendo a conclusioni che, per dirla con Pietro, sfatano luoghi comuni:  con valenza ben diversa da una proposizione valoriale ex-ante  – condivisibile o meno - come quella espressa da un noto e discusso  messaggio pubblicitario del 2007 che recitava “Anche i ricchi piangano”. Certo poi ci sono questioni - è facile ad esempio fare riferimento oggi  a quelle dell'utero in affitto o alla stepchild adoption - in cui aspetti valoriali - anche non direttamente a valenza politica quanto etica complicano la questione, rendendo arduo (se non impossibile) definire se una determinata scelta ricada nel concetto di destra o sinistra, di progressista o meno... Ipotesi 2: pragmatismo come mix di responsabilità e convinzione Condivido la  scetticismo sul fatto che possa "esistere, al di là del nome, un Partito della Nazione, così come non può esistere un Partito del Buongoverno"   perchè  - per quanto possa essere una affermazione banale - siamo donne e uomini e non robot programmabili in maniera omogenea. Agiamo tutti con una nostra visione delle cose, che può essere più o meno consapevole e/o manipolata e/o indotta dalle condizioni di vita; come dice meglio Pietro:  “La politica non è un gioco a somma zero in cui diverse posizioni possono conciliarsi tramite soluzioni ottimali per tutti, perché la società è composta di fratture e la storia percorsa da conflitti". Se così è, però, tralascerei il first best di realizzare in toto le mie credenze valoriali politiche: mi basterebbe come second best che le istituzioni economiche e politiche del mio Paese siano di tipo inclusivo ovvero che favoriscano: pluralismo, alternanza, contendibilità, equa distribuzione delle risorse. Pur se il compromesso non è la soluzione ottimale, aggiungerei che però è meglio un (buon) compromesso piuttosto che lo status quo: Max Weber avrà pure avuto qualche motivo ad approfondire le due etiche della convinzione e della responsabilità... Al riguardo sarebbe da proporre come caso di studio nei laboratori di politica la caduta, il 9 ottobre del 1998, del primo governo guidato da Romano Prodi con la prima crisi parlamentare della storia della Repubblica: quali che siano le visioni politiche di ciascuno su tale evento, ritengo sia un caso emblematico (secondo alcuni doloroso) di come diversi baricentri fra opzioni valoriali e opzioni realizzative possano condurre a risultati che si riflettono indesideratamente su tutti noi (cfr. Guido Crainz Il Paese reale - 2012 pagg. 323 e sgg.). Quali confini per la Politica e le politichE Sull’importante questione delle interrelazioni fra politiche e  popoli, della competizione fra aree politico-geografiche: penso che, forse oggi più di ieri, per un popolo e un paese essere attore e non spettatore del futuro del mondo conti molto anche la scala dimensionale. In questo senso ritengo che l'Unione Europea sia una necessità, ma che deve ancora ampiamente realizzarsi sotto il profilo della democrazia: senza istituzioni comuni prevarranno sempre le posizioni e gli interessi dei paesi "forti" e, come dice Pietro "se per restare nell’euro un giovane greco su due è senza lavoro e quote sempre maggiori di popolazione versano in stato di malnutrizione, chi conta?" Non so se l'Unione Europea diventerà mai vera Unione Politica (per i più diversi motivi anche culturali e di lingua) ma penso sia una necessità e una opportunità da non perdere: anche solo per non aumentare il numero dei senza lavoro... Sullo scenario globale sono dell'avviso che il dialogo fra pochi grandi player e una ONU rafforzata,  piuttosto che fra Paesi di mille dimensioni ponga le condizioni (necessarie? sufficienti?) per perseguire una forma di convivenza tollerabile, rispetto a un mondo dominato da due/tre player vs una miriade di soccombenti piccoli Paesi  a sud di un qualche tipo di nord... Anche per contenere le minacce di qualche dittatore di turno che minaccia l'uso dell'atomica o di Daesh attuali e prossimi venturi. E senza dimenticare che, oggi forse più di ieri, alcune imprese sono dei player globali in grado di incidere anche sull'arena politica e che vari sociologi ormai propongono il concetto di una classe globale più meno denazionalizzata e/o cosmopolite con legami laschi con il proprio territorio di origine/residenza. Un cenno sugli attori della politica Sono dell'avviso che la democrazia andrebbe vista come una sorta di movimento perpetuo, più che come un insieme di termini valoriali "un lavorio continuo di distruzione delle oligarchie", per usare una definizione di Gustavo Zagrebelsky, atteso che la permanenza in posizioni di potere tende come dire a ingessare (parlo in generale, poi se ci fossero grandi figure del passato come De Gasperi o Togliatti, Moro o Berlinguer, Andreatta o Lama... il discorso sarebbe forse diverso) nel migliore dei casi la capacità di percezione delle esigenze sociali e delle sue esigenze da soddisfare, nel peggiore la considerazione del potere come un diritto personale acquisito… Di fronte a questo rischio comprendo (non dico che condivido) in qualche misura la proposta fatta da alcuni - delineandone però anche i limiti - di elezioni per sorteggio. Conclusioni Di recente il medesimo partito cui si riferiva il volume sulle parole chiave, per supportare la formazione politica della propria base ha assunto diverse iniziative. Una di queste sulle prime mi ha sorpreso un pò: ricorrendo a una sorta di outsourcing,  ha comunicato ai propri aderenti la stipula un convenzione con una Università per seguire, a prezzo scontato, dei corsi di formazione in politica. Sulle prime sono rimasto stupito, poi - grazie anche all'approfondimento delle questioni proposte da Pietro - mi sono dato questa risposta: questa scelta formativa serve per favorire l'acquisizione dello strumentario tecnico, non l’opzione politica che ognuno si è dato aderendo a quel partito dà. Riguarda le politichE non la Politica. In una delle serie tv  più note di questi tempi (facile immaginare quale…) il protagonista in una delle molte riflessioni che propone ai suoi spettatori (sfatando loro  - per riprendere il discorso di Pietro - i luoghi comuni della sua politica) dice : “la democrazia  è sopravvalutata”. Ebbene, io ritengo che il concetto di democrazia tenda ad essere sottovalutato  ed è per questo che voglio interessarmi non solo di Politica ma anche di politiche. Per sfatare i luoghi comuni nelle proposizioni valoriali come nell'azione di costruzione della realtà e anche per contribuire consapevolmente a costruire la realtà.    
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