16-02-2016

Corte suprema americana. A Barack Obama la nomina del nuovo giudice

di Maria Vittoria Prest, Classe B È morto improvvisamente in Texas il giudice costituzionale Antonin Scalia, considerato il più conservatore tra i giudici della Corte suprema degli Stati Uniti d’America. La sua morte apre, in piena campagna delle presidenziali, una questione di portata enorme per gli equilibri politico-istituzionali americani.
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di Maria Vittoria Prest, Classe B È morto improvvisamente in Texas il giudice costituzionale Antonin Scalia, considerato il più conservatore tra i giudici della Corte suprema degli Stati Uniti d’America. La sua morte apre, in piena campagna delle presidenziali, una questione di portata enorme per gli equilibri politico-istituzionali americani. La Costituzione degli Stati Uniti (1787), legge suprema del Paese, prevede tre livelli di competenze separate e autonome: il potere legislativo federale (Congresso), il potere esecutivo federale (Presidente – con diritto di veto – governo) e il potere giudiziario federale, che ha il compito di stabilire la costituzionalità delle leggi federali e di dirimere controversie giuridiche. La Corte Suprema è la più alta istanza del sistema giurisdizionale federale americano. I nove membri della Corte sono nominati dal Presidente degli Stati Uniti (“su consenso e parere favorevole dei due terzi dei Senatori”), restano in carica a vita e decidono a maggioranza. Queste brevi richiami alla struttura di governance statunitense, anche se incompleti, ci fanno capire immediatamente il ruolo fondamentale della Corte; ruolo che non è, aldilà delle singole volontà, soltanto di natura giuridica perché impatta sovente con decisioni legislative-politiche. Negli anni della presidenza Obama, per un equilibrio culturale-politico spostato verso la destra repubblicana dopo le nomine di George W. Bush, la Corte Suprema è stata nei fatti “un ostacolo quasi insormontabile” per molte riforme di stampo democratico e progressista volute dal presidente stesso. Ultimo stop in ordine di tempo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha dato, è stata la sospensione di parte del programma di Obama per ridurre le emissioni inquinanti delle centrali elettriche entro il 2030. Impegno assunto alla Conferenza di Parigi sul clima del dicembre 2015 di fronte ai pericoli per le generazioni future davanti a cambiamenti climatici estremi che dissennate politiche di molti paesi stanno provocando. Uno stop traumatico per la politica del Presidente dopo una votazione della Corte dove la maggioranza conservatrice (cinque giudici) prevale su quella più progressista (quattro). Da questo ultimo esempio si capisce come la nomina di un nuovo giudice sia questione delicata che interseca equilibri politico-istituzionali diversi. L’autonomia della Corte è ovviamente elemento essenziale e costitutivo della democrazia americana e appartiene a quell'equilibrio di poteri (checks and balance) che fa di tale democrazia un modello alto di bilanciamento dei poteri. Lo schieramento repubblicano ha già tuonato contro una possibile nomina in campagna elettorale da parte del presidente uscente. Oggi possiamo solo dire che a Barack Obama spetta il compito di nomina e al Congresso quello della ratifica.        

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