08-02-2016

Da uno Stato pesante a uno Stato semplice

di Matteo Mancino, Classe C Con la legge “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” del 7 agosto 2015, n. 124 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015, Parlamento e Governo mirano a modernizzare la Pubblica Amministrazione (PA), passando da uno Stato pesante a uno Stato semplice.
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di Matteo Mancino, Classe C  Anche noi studenti della Scuola di Politiche abbiamo potuto partecipare all’incontro all’AREL del 14 dicembre con la Ministra Marianna Madia, che ha illustrato la riforma della Pubblica Amministrazione. Con la legge “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” del 7 agosto 2015, n. 124 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015, Parlamento e Governo mirano a modernizzare la Pubblica Amministrazione (PA), passando da uno Stato pesante a uno Stato semplice. La Riforma “Madia” vista da vicino Vista la portata della tematica, cercherò di richiamare le principali linee di intervento della legge (con esemplificazioni ovviamente non esaustive e, ovviamente, senza che quanto scritto implichi responsabilità di SdP): Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e interazione con i cittadini: non si tratta semplicemente di dialogare tramite web, ma di rivedere in chiave digitale i procedimenti amministrativi (digital first). Si prevedono gli strumenti per una cittadinanza digitale (occorrerà ovviamente porre attenzione alla questione del digital divide, che potrebbe vanificarne gli effetti per parte della popolazione); Semplificazione dei processi decisionali: in quest’ambito rientrano le previsioni in tema di snellimento della cd.conferenza di servizi (quella che vede coinvolti più soggetti pubblici competenti per un determinato procedimento amministrativo), di silenzio assenso tra amministrazioni e con i privati cittadini,  di riduzione dei termini per i procedimenti che la PA deve assumere in alcuni settori, dei casi in cui occorre presentare la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), di limiti temporali all’autotutela per la PA; Snellimento organizzativo: perseguito con la eliminazione di duplicazioni e con compattamenti logistico-organizzativi delle diverse componenti della PA sul territorio. In particolare è’ prevista una unitaria presenza dello Stato sul territorio e la trasformazione delle prefettura in Uffici. Inoltre viene previsto un intervento chirurgico sulle società partecipate dalla PA; Assetto normativo e giursdizionale: in particolare sono previsti l’accorpamento in tre Testi unici delle norme, con contestuale semplificazione, in materia di: lavoro pubblico, società partecipate dalle PA e servizi pubblici locali; la revisione dei procedimenti disciplinari dei  militari e della procedura dei giudizi innanzi la Corte dei Conti; Pubblico impiego: un passaggio essenziale è costituito dalla riforma della Dirigenza – leva essenziale, a mio avviso, per la riuscita del progetto di una nuova PA -, il riordino della disciplina del lavoro pubblico e la questione della conciliazione vita-lavoro; Anticorruzione e trasparenza: vengono previsti obblighi informativi sul web a carico della PA (quale migliore politica a costo zero contro la corruzione?). In tale ambito si colloca la previsione del Freedom of Information Act (FOIA) ovvero la possibilità per i cittadini di accedere liberamente ai dati della PA senza obbligo di motivazione(fatti salvi quelli relativi alla tutela di interessi pubblici e privati)che se non forniti nei tempi previsti danno luogo a sanzioni. Come si vede i cantieri previsti dalla legge sono tanti, con tempi di realizzazione che arrivano fino a un massimo di 18 mesi dall'approvazione della legge (per la riforma della Dirigenza). I lavori stanno procedendo: nella seduta dello scorso 20 gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare già undici decreti legislativi, che ora dovranno ricevere il vaglio finale dalle commissioni parlamentari competenti. Ecco qui un rapido richiamo dei contenuti, sulla base delle prime informazioni reperite dalla stampa e dal sito web del Governo (con preghiera di scusare qualche ripetizione):

  1. modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale:il cambiamento strutturale del rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione è affidato a un’identità digitale attraverso cui accedere e utilizzare i servizi erogati in rete dalle Pubbliche Amministrazioni, e al domicilio digitale (SPID), in collegamento con l’anagrafe della popolazione residente;
  2. in tema di pubblico impiego ci sono le modifiche in materia di licenziamento, volte a rafforzare le norme in tema di licenziamento disciplinare con riguardo anche alla falsa attestazione di presenza in servizio (che da ultimo le sgradevoli immagini riprese a Sanremo hanno reso indifferibili); c’è poi la razionalizzazione delle funzioni di Polizia e Arma dei Carabinieri (che assorbe il Corpo forestale dello Stato) e l'efficientamento e riduzione (da 24 a 15) delle Autorità portuali; merita menzione poi l’albo unico dei direttori generali di Asl e ospedali e delle connesse previsioni di performance e decadenza (aiuterà ad avere una sanità più efficiente per i cittadini ed equilibrata nel territorio);
  3. semplificazione dei processi decisionali: SCIA telematica; disciplina della conferenza dei servizi semplificata e anche telematica con limite temporale entro cui pronunciarsi; la semplificazione e l’accelerazione di vari procedimenti amministrativi;
  4. snellimento organizzativo e assetto normativo:c’è il riordino della disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche, con l’adozione di un Testo unico; una “scure” su quelle ritenute inutili. Sono inoltre previsti interventi di moralizzazione sui compensi degli amministratori. Si avvicina anche il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, prevedendo, prevedendo, tra l’altro, modalità competitive per l’affidamento, costi standard e livelli dimensionali di ambiti, almeno provinciali, di erogazione dei servizi.
  5. revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblica e trasparenzaogni singola amministrazione viene obbligata ad indicare in modo chiaro le spese complessive e, in dettaglio, le retribuzioni dei dirigenti. Per i cittadini è previsto l’accesso a tutti i dati in possesso dell’amministrazione(FOIA). L’accesso ai dati è gratuito e la richiesta andrà soddisfatta in 30 giorni.
  Pubblica amministrazione e vitalità democratica La Riforma “Madia” è un tassello ulteriore nel processo di ammodernamento della PA. Fa seguito al decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari”, che ha rappresentato il primo passo nella strategia della riforma (con tale  decreto è partita tra l’Autorità Nazionale Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone). Come emerge da quanto sopra sinteticamente richiamato, le innovazioni dal punto di vista del cittadino sono tante. Ovviamente bisognerà verificare la loro concreta applicazione e pretenderne puntuale perseguimento per apprezzarne i risultati. Per un motivo che sembra banale ma è significativo:si tratta di interventi che richiedono non solo cambiamento culturale ma incidono comunque anche su (improprie) rendite di posizione. L’obiettivo è arrivare a una Pubblica Amministrazione che corrisponda in modo concreto al dettato della nostra Costituzione (l’art. 97 fra l’altro prevede che: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione”) e realizzi l’interesse pubblico in maniera sostanziale. È un tema che ha toccato, con la sua competenza storica, il Prof. Guido Melis nella lezione dello scorso 20 gennaio.   Volevo infine soffermarmi su due aspetti che ritengo molto rilevanti; la riforma delle dirigenza e il FOIA. I principi che regolano la riforma della dirigenza prevedono fra l’altro un solo ruolo (seppure diviso su tre livelli: statale, regionale, locale) senza più distinzione tra prima e seconda fascia. Gli incarichi non saranno più a vita (al massimo 4+2 anni poi occorre cambiare) e in più arriva la licenziabilità se la valutazione di performance è negativa, con il salvagente però del demansionamento a funzionario. Ritengo la rotazione nella posizione dei decisori un principio importante – che dovrebbe valere in qualsiasi ambito e non solo nella PA, per garantire la contendibilità delle posizioni decisionali e quindi la concorrenza fra i migliori (quindi anche in politica…). Vorrei proporre alla riflessione una questione sollevata da alcuni commentatori (http://www.lavoce.info/archives/39190/dirigenza-pubblica-a-rischio-caos/): se ai dirigenti non viene più garantito il diritto ad avere un incarico, ciò può indurre ad una subordinazione al potere politico di turno per ottenerne di nuovi? L’importanza di avere buoni dirigenti si evince dal fatto che le decisioni politiche devono essere attuate tramite la PA e se non c’è un buon (e autonomo) dirigente è come se non ci fosse il direttore d’orchestra: ogni orchestrante suonerebbe al vuoto. Mi viene in mente, a proposito,il non troppo metaforico film Prova d’orchestra di Fellini del 1979. Il FOIA: per dirla con una battuta, il FOIA è una specie di Grande Fratello all'incontrario. Come ha affermato il giudice statunitense Damon Keithin in occasione di un caso attinente al FOIA USA, “La democrazia muore dietro le porte chiuse della Pubblica Amministrazione”. Anche io vedo la trasparenza come uno strumento importante ed essenziale in una moderna democrazia per controllare il potere politico e l’attuazione delle politiche tramite la PA. Sarà importante utilizzarlo al meglio e a fondo. Non si tratta solo di un fatto tecnico, perché l’erosione della fiducia dei cittadini nei confronti degli amministratori e delle istituzioni democratiche è un grande problema politico del nostro tempo. Tramite l’accesso informativo si potrà – riprendo un termine di Pierre Rosanvallon -  realizzare una “controdemocrazia”: una modalità di partecipazione che non è opposizione ma piuttosto il completamento della democrazia, attraverso la quale la società civile sorveglia e stimola le istituzioni. Questa opportunità può aprire nuovi orizzonti di partecipazione civile. Mi viene in mente il paradigma di Albert Hirschman “exit – voice – loyalty”: conoscere e sorvegliare può essere la base per evitare la scelta dell’exit dalla partecipazione politica e, tramite l’opzione voice, protestare e denunciare le inefficienze. Toccherà alla politica e alla PA realizzare un clima di loyalty per difendere la democrazia (http://www.pietroichino.it/?p=22). A questo proposito, un requisito essenziale per non depotenziare questo forte strumento è costituito dalla previsione di  un equilibrato sistema sanzionatorio per la PA che rifiuti le informazioni e rimedi extragiudiziali snelli cui possano ricorrere i cittadini anzichè rimandare al TAR, che comporterebbe costi e tempi non brevi di tutela.     Link documentali di riferimento http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/08/13/15G00138/sg http://www.funzionepubblica.gov.it/media/1255885/ddl_riforma_pa_04082015.pdf http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-101/4006 http://www.foia4italy.it/news/testo-foia-madia-trasparenza/      
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