15-02-2016

Emissioni e omissioni

di FRancesca O'Heir, Classe C Un vero e proprio diritto ad inquinare alla faccia dell’accordo sul clima sottoscritto a Parigi, delle responsabilità prese a livello nazionale ed europeo, nonché ovviamente della salute dei cittadini, della salvaguardia del pianeta, o del rispetto della legge e dei principi di trasparenza per il settore automobilistico.
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di Francesca O’Heir, Classe C Il 3 Febbraio sui giornali appare la notizia: “Il Parlamento europeo raddoppia i limiti alle emissioni”: ed ora le auto possono inquinare di più; o almeno per altri 5 anni, il tempo necessario alle case automobilistiche per allineare le emissioni di ossidi di azoto (NOx) agli standard Euro6. Il regolamento europeo aveva stabilito che il limite di emissione per gli ossidi di azoto (NOx) fosse di 80 milligrammi a chilometro. Ora è passata la norma che alza i limiti del 110% tra settembre 2017 e dicembre 2018, e del 50% successivamente. Uno scandalo! Scoppia la polemica: colpa della lobby manipolatrice dell’industria automobilistica; colpa dei parlamentari che si sono fatti ricattare; favore alla Merkel, che così ha salvato la faccia dopo lo scandalo Volkswagen. Si scatenano Legambiente ed i Verdi: Stefano Ciafani, parla di “scelta assurda e insensata che va contro la salute dei cittadini e l’ambiente”, Angelo Bonelli di “una vera e propria sanatoria nei confronti del dieselgate. Calpesta il diritto alla salute e l’ambiente, ignorando gli allarmi drammatici diffusi dall’Agenzia europea per l’ambiente (AEA)”. Come dargli torto! L'inquinamento atmosferico infatti è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa: riduce la durata di vita e contribuisce alla diffusione di malattie cardiache, problemi respiratori e cancro. Secondo l'AEA continua ad essere responsabile di oltre 430.000 morti premature in Europa; mentre in Italia, per Legambiente, ogni anno uccide quasi 60mila italiani e costa alle casse dello Stato almeno 47 miliardi di euro, con un impatto economico notevole, per l’aumento dei costi sanitari e la riduzione della produttività in tutti i settori. Come se non bastasse negli ultimi due mesi si è registrato un picco di emergenze respiratorie fra i bambini delle grandi città italiane, con un aumento del 25%. Risulta infatti che nel 2015 in ben 48 capoluoghi di provincia le concentrazioni di Pm10 hanno superato il limite legale per più di 35 giorni, con conseguenze disastrose anche sugli ecosistemi. Perché allora questa scelta di allentare i controlli ed i limiti, anziché porre regole più severe, maggiore controllo e contravvenzioni più funzionali? La Commissione europea ha giustificato la decisione con la necessità di considerare i dubbi tecnici relativi all’uso dei nuovi dispositivi portatili di misurazione delle emissioni, nonché i limiti tecnici di miglioramento delle performance nella rilevazione. Lo scopo è quello di creare un piano preciso e calendarizzato di riforme per abbattere le emissioni, con effetti a lungo termine – spiega il Presidente Commissione ambiente, Giovanni La Via – ed evitare il fallimento dell’industria automobilistica, grazie all’adozione di scadenze rigorose, ma più sostenibili: “una migliore qualità dell'aria per i nostri cittadini senza perdere posti di lavoro”. Insomma un vero e proprio diritto ad inquinare, per il settore dei trasporti privati, seppure con l’impegno di adeguarsi, nel lungo periodo, agli standard previsti dall’Unione Europea; alla faccia dell’accordo sul clima sottoscritto a Parigi, delle responsabilità prese a livello nazionale ed europeo, nonché ovviamente della salute dei cittadini, della salvaguardia del pianeta, o del rispetto della legge e dei principi di trasparenza per il settore automobilistico. (Vedi:http://ec.europa.eu/clima/policies/international/negotiations/paris/index_en.htm) Quali allora le azioni adottabili a livello locale, nazionale ed europeo? L’Europa dovrà puntare su altri settori per raggiungere i suoi obiettivi climatici, ambientali e di efficienza energetica, previsti per il 2020. Dovrà sfruttare le imposte, gli incentivi fiscali e il meccanismo dello scambio di quote di emissioni, soprattutto per le industrie energetiche e manifatturiere. Dovrà inoltre favorire la ricerca e gli investimenti in tecnologie verdi e fonti rinnovabili. A livello nazionale lo stesso: si deve ridurre l’inquinamento puntando su investimenti in energie pulite nei settori industriale e terziario, al contempo incentivando l’uso di mezzi di trasporto meno inquinanti, attraverso sgravi fiscali ed investimenti infrastrutturali. Infine, nelle città, dimostrata la quasi totale inefficacia dei blocchi alla circolazione, sarebbe più funzionale investire su infrastrutture e trasporto pubblico. Funzionali allora le idee del trasporto pubblico gratuito (Balzani a Milano) e la nuova regolamentazione per il riscaldamento dei condominii italiani, con la contabilizzazione individuale dei consumi, per limitare gli sprechi. I finanziamenti antismog ci sono: ben 35 milioni sulla mobilità sostenibile, secondo il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, nonché 50 milioni stanziati per le colonnine delle auto elettriche, derivanti dal Fondo Kyoto. A questi, nel “collegato ambientale” alla Legge di Stabilità (LEGGE 28 dicembre 2015, n. 221), si aggiungono 252 milioni per l’efficienza energetica delle scuole, un fondo di 12 milioni per promuovere mezzi di trasporto alternativi e 6 milioni per l’acquisto di “materiali”. Ora bisogna decidere come usarli in modo efficiente.           Bibliografia: Il Parlamento europeo raddoppia i limiti delle emissioni per le auto – «La Stampa», 03/02/2016 Auto e inquinamento, il Parlamento Ue boccia standard più severi sugli ossidi di azoto – Maurizio Caprino, «Il Sole 24 Ore», 3/02/2016 Al via finanziamenti antismog –«Il Sole 24 Ore», 3/02/2016 Accordo sul clima: verso un mondo a basse emissioni di carbonio in grado di reagire ai cambiamenti climatici – Agenzia Europea dell’Ambiente, 1/02/2016 Resource-efficient cities: vital step towards urban sustainability in Europe – Agenzia Europea dell’Ambiente, 10/12/2015  
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