26-01-2016

Europa: divisioni e provincialismi non servono a nessuno

di Giulio Mariani, Classe B Negli ultimi mesi, complice la crisi ma anche i limiti sulla questione rifugiati, i dati sulla fiducia degli italiani verso le istituzioni Europee hanno evidenziato un ulteriore calo. Se si pensa che storicamente l’Italia è uno dei Paesi più “eurofili” del continente, a Bruxelles avranno certamente più di una preoccupazione.
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di Giulio Mariani, Classe B L’Europa è in preda a molte nuove tensioni interne che vanno ad aggravare una già complessa situazione economica e geopolitica mondiale: come stabilizzare economicamente l'Eurozona e rilanciare la ripresa, il problema della gestione dei migranti con appelli all'unità e Governi ben poco uniti persino sugli obbiettivi (a partire dal contributo di 3 miliardi che l’Italia si sta rifiutando di versare alla Turchia per cercare di arginare i nuovi flussi), una nuova preoccupante legge sui media da parte del Governo Polacco e, come se non bastasse, sullo sfondo rimane l’incertezza verso il referendum in UK il cui esito non risulta scontato ed i cui effetti sull'Unione non sono al momento prevedibili. Non c’è da stupirsi, allora, se persino il trattato di Schengen viene messo in discussione. Non proprio un quadro rassicurante insomma se si pensa che, malgrado il QE in atto, la ripresa stenta a decollare in tutta l'Eurozona. A questi problemi si va ad aggiungere, negli ultimi giorni, uno scontro frontale tra Governo Italiano e Commissione Europea, scontro ben al di sopra delle righe, come spiega il WSJ. Negli ultimi mesi, complice la crisi ma anche i limiti sulla questione rifugiati, i dati sulla fiducia degli italiani verso le istituzioni Europee hanno evidenziato un ulteriore calo. Se si pensa che storicamente l’Italia è uno dei Paesi più “eurofili” del continente, a Bruxelles avranno certamente più di una preoccupazione. Questo per dire che, se da un lato la critica verso una politica economica non sufficientemente espansiva è certamente condivisibile, i toni del Premier degli ultimi giorni, mirati a “mostrare i muscoli dell’Italia”, sembrano più che altro dovuti al tentativo di attrarre un elettorato sempre più euroscettico. Il pericolo che si corre in una discussione del genere, con uno scambio di battute così acceso tra il Presidente della Commissione Europea e il Premier di uno Stato Membro, è di dare la sensazione che in discussione sia la stessa tenuta ed esistenza dell’Europa. Un pericolo che proprio non possiamo permetterci in uno scenario di ripresa economica così incerta. Invocando, infatti, “il ruolo che spetta all'Italia” si da ancora una volta la sensazione di una Europa degli egoismi e delle singole nazioni, in cui ognuno sembra più interessato a voler dimostrare l’autorità del proprio paese anziché cercare una sintesi utile per l’intera comunità europea. Suona, allora, fuori luogo anche la replica del Presidente della Commissione Juncker, che ha ricordato il pericoloso stato del rapporto debito-PIL italiano, come a ricordare che quel 133% costituisce una minaccia per tutta l'Eurozona e che, quindi, sarebbe opportuno moderare i toni. Risultato: la posizione dell’Italia sullo scacchiere Europeo risulta quanto mai isolata, senza altri leader al proprio fianco. Questo è il pesante prezzo da pagare quando si imposta lo scontro tra singolo Paese contro la Commissione Europea e si discute di particolarismi e non di temi di interesse comune. Altra cosa sarebbe stata una discussione tra partiti in Parlamento Europeo ed un successivo intervento dei vari capi di stato europei. Insomma: sarebbe ora fondamentale riportare il piano della discussione, pure su temi legittimi come la ridefinizione del Fiscal Compact, la lotta contro l’Isis, i rapporti con la Turchia o la gestione dei rifugiati, cercando di rilanciare il ruolo dell’Europa e delle proprie istituzioni, superando divisioni nazionali e provincialismi. Per farlo servono nuove proposte efficaci su scala Europea, come una polizia comunitaria, il reddito di cittadinanza europeo o un piano di investimenti per uno sviluppo eco sostenibile. Misure, insomma, che coinvolgano tutti gli Stati Membri, in una logica di discussione tra diverse idee (e dunque partiti, movimenti, cittadini), ma superando definitivamente logiche di scontro e divisioni nazionali. Perché problemi europei richiedono soluzioni europee. E la Politica ha il compito di trovare queste soluzioni.        

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