17-02-2016

Il coraggio di conoscere le Donne

di Danila Argirò, Classe C Molte donne non riescono a comprendere ancora cosa significhino quelle torture e sono certe che avvengano perché è giusto così. Ogni donna deve conoscere la verità, la libertà di esprimere il proprio pensiero, di agire e di avere diritto a difendere la propria natura.
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di Danila Argirò, Classe C “L’uomo che ripara le donne”. Così è stato definito Denis Mukwege, il ginecologo congolese che  dall’apertura del suo ospedale a Panzi, al confine con il Rwanda, ha curato circa cinquantamila donne.  Il suo più grande desiderio era riuscire ad assicurare alle donne in gravidanza un parto sicuro. Come ha raccontato in recenti interviste, però, la sua prima paziente non era incinta ma era stata violentata: le avevano introdotto un’arma nell’apparato genitale e avevano fatto fuoco. Non era l’opera di un folle, perché nello stesso anno seguì 45 casi simili. Immagini raccapriccianti, atroci e insostenibili. Molti soldati durante le guerre civili nel paese, dal 1996 al 2002, hanno stuprato le donne davanti alle loro case per manifestare l’intenzione di impedire la procreazione e il futuro di quella Terra. Un Paese definito dalle Nazioni Unite come “il peggior luogo del mondo per essere donna”: un paese non libero, spento, accecato e inerte. Violenze e tragedie che dovrebbero essere sotterrate da un profondo senso umanitario e solidale e una spinta rivoluzionaria, proprio quella cui  il dott. Mukwege continua a fare riferimento nonostante gli attentati subiti. Lo stesso medico che in un discorso alle Nazioni Unite denunciò la gravità dell’impunità degli stupri di massa criticando pubblicamente la Comunità Internazionale e il Governo Congolese: anni di violenze e spaventose torture subite dalle donne congolesi. Le stesse violenze perpetrate durante le guerre Mondiali; le stesse violenze che bambine e donne del Ghana sono ancora costrette a sopportare attraverso atroci pratiche di mutilazione genitale. Traumi psicologici e fisici, diseguaglianza di genere e discriminazione sociale, violazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino e dei Diritti all’infanzia. Una storia che non accenna a cessare ma che invece richiede l’attenzione e il sostegno delle Organizzazioni internazionali, come la recente «One billion rising Revolution», l’iniziativa mondiale di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne: un’occasione per far parlare e infondere il coraggio di denunciare. Molte donne non riescono a comprendere ancora cosa significhino quelle torture e sono certe che avvengano perché è giusto così. Ogni donna deve conoscere la verità, la libertà di esprimere il proprio pensiero, di agire e di avere diritto a difendere la propria natura. Ci vuole il coraggio per far conoscere le donne: chi hanno rappresentato, chi sono e chi rappresenteranno. Ci vuole coraggio per renderle sicure di sé, in un mondo separato ancora da muri e silenzi.  
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