24-02-2016

Il Paese dei cantieri eterni

di Pasquale Rossi, Classe C Mentre in Oriente si cerca di battere record su record riuscendo a concludere i lavori per la realizzazione di edifici alti (torri) in poche decine di giorni o la realizzazione di attraversamenti fluviali in poche decine di ore, in Italia si studiano sempre meno la fattibilità, i costi, i tempi di realizzazione e i finanziamenti. Non si riesce a stilare una lista di opere da fare ma si ambisce a realizzare il Ponte sullo Stretto.
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di Pasquale Rossi, Classe C Il “Pubblico spreco” sulle opere pubbliche costa agli Italiani circa i primi 36 giorni dell’anno solare. La data simbolo, quindi, è il 5 febbraio, l’ultimo giorno di lavoro utile per ripagare i costi degli sprechi mediante il versamento di tasse improduttive. Il volume di detti introiti ammonta a circa il 15/20% delle entrate del fisco (55% dei redditi). La spesa pubblica Italiana nel 2015 è stata 830 miliardi di euro, ossia la metà del PIL. Quindi, circa 81,86 miliardi di euro sono stati bruciati per effetto di quanto esposto in precedenza. Se da un lato l’Italia può vantare un know how in termini di pianificazione, progettazione e realizzazione delle opere infrastrutturali secondo a pochi paesi del Mondo, forse primo in termini di pura progettazione, stessa cosa non può dirsi per l’efficienza che lo Stato ha di portare a termine i cantieri. Di fatto l’Italia potrebbe definirsi il Paese dei cantieri eterni. Lo stesso ministero delle Infrastrutture e Trasporti aggiorna con costanza il registro delle opere iniziate e mai concluse. Analizziamo i numeri e i dati del Ministero e chiediamoci: quante sono le cattedrali nel deserto? E quanto ci costano? Dal 2011 tutte le Amministrazioni sono obbligate a comunicare l’elenco delle opere incompiute sul proprio territorio. Ad oggi, negli elenchi dell’anagrafe di Stato e Regioni si contano circa 868 opere pubbliche incompiute (fonte MIT e CODACONS) ma, come spesso avviene, si tratta di un censimento visto al ribasso del numero effettivo di opere in fase di realizzazione, il cui valore è stimato in circa 4 miliardi di euro. Il “podio” è occupato da tre regioni del Sud Italia: al primo posto con 215 opere incompiute svetta la Sicilia, al secondo posto la Calabria con 93 cattedrali nel deserto e al terzo posto la Puglia con “sole” 81 opere ancora in fase di realizzazione. Nella lista delle incompiute vi sono opere di prestigiose archistar (ad esempio Città dello Sport di Roma Tor Vergata a firma di Santiago Calatrava – costo 608 milioni di euro), opere di interesse strategico – rilevante (ad esempio Diga di Gimigliano Catanzaro – 260 milioni di euro), opere ormai definibili di interesse storico. Questo è il caso della idrovia Padova-Venezia, ideato come canale navigabile da destinarsi al collegamento tra la laguna veneta alla zona industriale di Padova, il progetto risale al 1963 e ad oggi solo 11 dei 27 km di progetto sono stati realizzati. Il costo è impossibile da definirsi in quanto nel 2015, dopo ben 50 anni dal primo progetto, si è bandito un nuovo concorso per una nuova progettazione preliminare! Altri 165 milioni di euro sono stati investiti per la non realizzazione della Ferrandina-Matera a cui è, quindi, possibile attribuire il premio di unico capoluogo Italiano non raggiunto da strada ferrata.   La regina di tutte le incompiute Italiane è sicuramente l’autostrada Salerno–Reggio Calabria il cui primo cantiere fu varato nel settembre del 1962 e il relativo costo totale, nel settembre del 2010, ammontava a 10 miliardi di euro. Dopo la prima scadenza posta a fine 2011, la correzione della stessa a dicembre 2013, e ancora il 30% dei lavori a farsi, oggi il Governo spera di concludere i lavori nel dicembre 2016 anticipando di 12 mesi la scadenza prevista dall’ANAS. Ma finire i lavori entro il 22 dicembre 2016 significherebbe, di fatto, lasciarla incompiuta; basti pensare che da poco sono stati appaltati gli ultimi cantieri, i quali non ancora risultano aperti e, secondo l’ANAS, nel 2017 si renderà necessario appaltare i lavori di ammodernamento di tratti stradali concepiti oltre 50 anni a ed ancora non consegnati.   Altra incompiuta d’eccellenza è la stessa anagrafe del Ministero: sulla Regione Campania presenta solo 12 opere da terminarsi, escludendo importanti casi. A Bagnoli sorge l‘area della ex ITALSIDER dove lo Stato ha investito 250 milioni di euro. Mentre slogan elettorali affermavano che il Sud sarebbe ripartito con Bagnoli, tutta l’area, ad oggi, risulta sotto sequestro per vizi in fase di appalto. Altre opere non censite in Campania sono, poi, costituite dal Tribunale di Torre Annunziata, il raddoppio della circumvesuviana, strade e super strade finanziate con i fondi per il sisma del 1980 (di cui ancora si pagano le accise sui carburanti), il centro polifunzionale di Scampia, la piscina olimpionica di Telese, nonché opere pubbliche salernitane come la cittadella giudiziaria, la stazione marittima e piazza Libertà. Innumerevoli sono le incompiute non censite e sparse sul territorio nazionale, come il Teatro di Sezze di Latina, il Ponte Europa di Parma (definito illegale), il parco dello sport di Bagnoli.   Da accademico, quindi, è frustrante vedere che l’impegno speso per la ricerca e la formazione di menti brillanti nel campo dell’ingegneria civile non consente uno snellimento del processo di ideazione, progettazione e realizzazione delle infrastrutture Italiane. Da tecnico, invece, l’ambizione di poter contribuire ad arricchire il grande patrimonio infrastrutturale del nostro Paese, apportando tecniche innovative e all’avanguardia, di cui la scuola italiana è leader mondiale, si scontra con il muro della inefficienza delle P.A., dei massimi ribassi che compromettono la qualità delle opere, di un codice degli appalti che non premia le idee cantierabili e vincenti anche se partorite da menti che non hanno fatturati milionari.   Mentre in Oriente si cerca di battere record su record riuscendo a concludere i lavori per la realizzazione di edifici alti (torri) in poche decine di giorni o la realizzazione di attraversamenti fluviali in poche decine di ore, in Italia si studiano sempre meno la fattibilità, i costi, i tempi di realizzazione e i finanziamenti. Non si riesce a stilare una lista di opere da fare ma si ambisce a realizzare il Ponte sullo Stretto. Il risultato sono opere che nascono moderne e vengono inaugurate vetuste, con una lievitazione abnorme dei costi di realizzazione, gestione e sorveglianza, e opere incompiute che rendono vulnerabile il territorio italiano.  
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