14-03-2016

Il testamento di Ezio Tarantelli

di Concetta Gigante, Classe C A breve si celebrerà il trentunesimo anniversario della morte di uno dei più grandi economisti degli anni Settanta e Ottanta, Ezio Tarantelli, assassinato brutalmente il 27 Marzo 1985 dalle Brigate Rosse con diciassette colpi di mitraglietta al torace. Ucciso per le sue idee.
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di Concetta Gigante, Classe C «Credo che tanto basti perché tu convenga con me che l’utopia non è altro che l’affermazione di una civiltà possibile contro le strettoie del presente. E che cos’ altro faceva Tarantelli se non prospettare una civiltà possibile contro le strettoie del presente?»

Federico Caffè

  A breve si celebrerà il trentunesimo anniversario della morte di uno dei più grandi economisti degli anni Settanta e Ottanta, Ezio Tarantelli, assassinato brutalmente il 27 Marzo 1985 dalle Brigate Rosse con diciassette colpi di mitraglietta al torace. Ucciso per le sue idee, per la sua interpretazione pratica della realtà economica e sociale dell’epoca, quando l’Italia versava in una situazione di profonda crisi, non solo sulle politiche salariali, ma afflitta anche da un tasso di disoccupazione che viaggiava a circa il 21%, un tasso di disoccupazione allarmante. Tarantelli aveva dato vita a una riforma del lavoro che aveva come obiettivo la lotta alla disoccupazione − da lui considerata il più grande dei mali che affliggeva la classe lavoratrice − e l’intento di creare condizioni migliori per le classi più svantaggiate in cui nessuno dovesse più subire la disoccupazione. I duri anni Settanta e Ottanta sono parte della storia italiana che non deve essere rimossa dalla memoria collettiva, ma far onore ai più insigni personaggi della storia che hanno creduto e cercato di cambiare la situazione di stallo di un Paese e di sovvertire in maniera democratica gli ideali e le convenzioni della classe conservatrice del Sessantotto che ancora oggi opera nella società. Personaggi che non devono rimanere soltanto nomi, ma ai quali va data riconoscenza con la divulgazione del loro operato alle future generazioni. D’altra parte, non è forse il ricordo che dà vita al corpo di un Paese? Tarantelli aveva anticipato la crescita incontrollata del debito pubblico già negli anni Settanta; parlava del lavoro part-time già nel 1985 come un ottimo approccio nei rapporti tra datore di lavoro e lavoratore e preannunciato altri fenomeni non solo sulle analisi, ma anche nelle soluzioni. Tarantelli era fortemente convinto che l’attenzione doveva concentrarsi (e forse deve) sui salari: perché solo lavorando sul reddito e sulla distribuzione si poteva pensare di stabilizzare l’economia. Occorreva, inoltre, una politica dei redditi che fosse il prodotto di un’analisi accurata di tutti i fattori che influiscono sulla loro distribuzione. È per questo che aveva messo in discussione la scala mobile creata agli albori della storia della Repubblica. È bene descrivere brevemente questa rivoluzione copernicana, così chiamata dal figlio Luca Tarantelli, sulla predeterminazione della scala mobile. Fu proprio questa la causa della sua morte. La sua scoperta andava oltre l’obiettivo di combattere l’ inflazione. Quello che Tarantelli proponeva era di vincolare la scala mobile all’inflazione futura e non a quella passata, in questo modo il meccanismo di controllo sui salari sarebbe potuto diventare lo strumento di pianificazione economica nelle mani dei lavoratori potendo coniugare il potere d’acquisto degli stessi e la crescita del Paese. In sostanza ad ogni trimestre i sindacati avrebbero annunciato l’aumento salariale previsto facendo scattare la scala mobile su un indice calcolato sul futuro. Gli imprenditori avrebbero dovuto adattare i prezzi a questa previsione contenendo gli aumenti degli stessi e rispettare il contenimento dell’aumento salariale. Se alla fine del trimestre i prezzi fossero aumentati di più di quelli previsti le imprese avrebbero dovuto pagare ai lavoratori un conguaglio salariale per impedire che il meccanismo danneggiasse il potere d’acquisto dei lavoratori funzionando come deterrente per obbligare le imprese a rispettare l’accordo. Il tutto era fondato su una concertazione tra sindacati e governo, ovvero solo quando le imprese contrattavano a livello nazionale gli accordi con i sindacati attuando così uno scambio politico con i lavoratori. Ma nel 1984, con il decreto di San Valentino, questa proposta venne imposta dal governo per decreto al sindacato invece che essere il frutto di una concertazione di azione comune tra Governo, Confindustria e sindacato. Questi invece si opposero gli uni contro gli altri generando un grande livello di conflittualità esacerbata. Il risultato non era certo il sogno di Tarantelli che si era battuto per un accordo politico e un dialogo libero tra tutte le parti in causa. Anche sul piano europeo aveva posto l’attenzione. Egli sosteneva che solo la predeterminazione concertata dell’economia europea avrebbe potuto rilanciare l’Europa, in cui all’unificazione della moneta doveva affiancarsi una politica europea dei redditi comune gettando le basi per un’Europa unita facendola diventare una forza geopolitica immensa in grado di rompere l’egemonia del dollaro, costituire la terza forza stabilizzante nei rapporti militari Est-Ovest e fondare nuove basi per la lotta nei rapporti Nord-Sud. Purtroppo ad oggi questa Europa stenta ad unirsi su tutti i fronti. Tarantelli ebbe solo la sfortuna di proporre le sue idee e anticipare fenomeni di oltre dieci anni. Ad oggi rimane solo il ricordo del suo sorriso, del pragmatismo con cui approcciava gli eventi, della sua capacità di stringere relazioni umili con gente comune e soprattutto con gli studenti. Ricordarlo e dagli onore è il minimo che una società avanzata possa fare perché questo ricordo non passi solo come una vittima del terrorismo. Ringrazio Luca Tarantelli per il suo documentario sulla morte di Ezio che è stato da impulso nella stesura di questo articolo
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