15-03-2016

Il treno del progresso è ad Alta Velocità

di Vieri Galli, Classe C Oggi abbiamo la possibilità di passare dalla Madonnina al Colosseo in 3 ore, grazie ai treni alta velocità. Modalità NO STOP: il treno arriva subito a destinazione, pronto per ripartire, senza avere nemmeno il tempo di metabolizzare i kilometri appena percorsi. Questa corsa senza riposo sembra essere ormai l'andamento del progresso.
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di Vieri Galli, Classe C Fino a un po' di tempo fa, la tratta Roma-Milano era considerata un viaggio parecchio impegnativo: gli uomini d'affari la percorrevano in aereo, le famiglie in macchina, mentre tutti gli altri in treno. Questi ultimi erano forse i più sventurati, dal momento che il loro lungo e scomodo viaggio, interrotto da numerose fermate, sembrava non terminare mai. Tutto questo, però, è fortunatamente solo un vago ricordo. Oggi, infatti, abbiamo la possibilità di passare dalla Madonnina al Colosseo in sole 3 ore, grazie ai treni alta velocità. Ciò che maggiormente colpisce è la modalità NO STOP: il treno arriva subito a destinazione, pronto per ripartire, senza avere nemmeno il tempo di metabolizzare i kilometri appena percorsi. Questa corsa senza riposo sembra essere ormai l'andamento del progresso. Osservando il corso della storia, infatti, si nota che in epoca preindustriale l'innovazione era un processo lento, scandito da tappe e traguardi che venivano raggiunti grazie all'esperienza, attraverso la quale artigiani e contadini elaboravano delle tecniche, tramandate poi di generazione in generazione, con cui incrementavano la produttività del loro lavoro. Vi è stato in seguito un impetuoso sviluppo scientifico-tecnologico iniziato con la prima rivoluzione industriale, che ha sancito la nascita delle prime imprese, e continuato con la seconda, durante la quale sono sorte le grandi industrie. Oggi, invece, ci troviamo in una strana fase di transizione: nel bel mezzo della terza rivoluzione industriale (quella informatica), entriamo nella quarta (quella della robotica e dell'Internet of things). Ingegneri e ricercatori non avrebbero potuto sperare di nascere in un'epoca migliore: le tecnologie odierne i nostri genitori le potevano immaginare solo guardando i film di James Bond. Infatti, oltre al magico mondo di internet e degli smartphones, ultimamente sono apparsi anche i cosiddetti robot "sociali", figli di quelle macchine utilizzate esclusivamente nelle fabbriche da operai specializzati e che ormai fanno parte della nostra vita, come il celebre Roomba, l'aspirapolvere robot, o i prototipi delle self-driving cars, un'invenzione incredibile, che rappresenta forse l'emblema del passaggio da robot inteso come strumento nelle mani dell'uomo, a cervello pensante che sostituisce l'uomo in alcune mansioni. Quest’ulteriore evoluzione, che ha spinto gli scienziati a volere sostituire il freddo e razionale processo decisionale dei robot con una mente capace di provare emozioni e dotata di una moralità, ha tuttavia fatto sorgere alcune difficoltà di natura scientifico-tecnologica e legale. Tralasciando l’entità di tali rilevanti problematiche, bisogna piuttosto chiedersi se siano effettivamente indispensabili certe nuove invenzioni, o se esse siano il frutto dell’incontenibile genio umano, che, non riuscendo a saziare la propria sete di conoscenza, cerca continuamente di raggiungere un traguardo che egli stesso non sa quale sia. Come scrive Svevo ne La coscienza di Zeno, l’uomo è l’unico animale che inventa, ma alcune di queste creazione sfuggono dal suo controllo, originando catastrofi purtroppo a tutti note. Inoltre il fatto che proprio dalla letteratura siano state tratte le previsioni più dettagliate sugli effetti perversi delle innovazioni tecnologiche non deve sorprendere: gli umanisti, essendo esperti conoscitori del passato e attenti osservatori del presente, hanno la capacità di immaginare il futuro. Elon Musk, proprietario di Tesla, ha affermato che siamo destinati ad affrontare un progresso esponenziale: vogliamo forse avventurarci incautamente in questo viaggio, aprendo le ali per un folle volo verso l’ignoto? C’è già stato un letterato che ha descritto la fine di quest’imprudente viaggiatore; io mi fiderei.      
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