17-06-2016

La città dell’astensione non ha futuro

Alessandro Rosina, La Repubblica - Milano, 17/06/2016
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Alessandro Rosina, La Repubblica Milano, 17/06/2016 In un grosso villaggio, situato nel mezzo di una valle rigogliosa, venne il tempo di dover eleggere il nuovo borgomastro. Quello precedente, benvoluto dalla grande maggioranza degli operosi abitanti, aveva deciso di ritirarsi e a nulla erano valsi gli appelli a ripensarci. Dato che non aveva indicato un suo successore si formarono subito due opposte fazioni. La prima era formata dai collaboratori del vecchio sindaco. Costoro, dopo vari confronti vivaci, non riuscirono a trovare un accordo interno e decisero di rivolgersi ad un notabile del posto. Visto che l’anno prima si era ben distinto nell’organizzare una grossa fiera commerciale di successo, sembrò questi un nome in grado di trovare ampio consenso dai cittadini. La seconda fazione era invece formata da chi aveva mal sopportato le novità introdotte dal vecchio borgomastro, auspicava maggior autonomia dal governo centrale e un ritorno alle sicurezze del passato. Anche per questa fazione trovare un proprio candidato non fu facile e alla fine, similmente all’altra, la scelta cadde su uno stimato uomo d’affari. Il villaggio era considerato uno dei luoghi più fiorenti di tutta la valle e la maggioranza degli abitanti era orgogliosa di viverci. Gli ultimi anni, nonostante una serie di eventi rigidi, erano stati tutto sommato positivi, densi di interessanti avvenimenti e con raccolti migliori rispetto ai villaggi vicini. Ciò nonostante, per tutta la durata della campagna elettorale, i cittadini rimasero molto indecisi sulla scelta tra i due candidati. Il sistema di votazione prevedeva che si attraversasse un ponte e ci si disponesse lungo la sponda, verso sinistra per esplicitare il consenso al primo candidato e verso destra per il secondo. Vinceva la fila più lunga. Alla fine della giornata elettorale si ottennero due file sostanzialmente uguali, mentre molti erano rimasti fermi sul ponte non riuscendo a decidere da che parte andare. Dato che la situazione non si sbloccava venne sospesa l’elezione. Fu convocato un comitato di saggi che, dopo lunga discussione, stabilì che l’unico modo per convincere gli astenuti era quello di mettere alla prova i due contendenti. Ecco allora cosa di fece. A nord del grosso villaggio sorgeva un piccolo borgo, la cui guida, per due anni, venne affidata al primo candidato. Un analogo borgo a sud venne, corrispondentemente, dato in amministrazione al secondo candidato. Il grosso villaggio fu, invece, lasciato temporaneamente senza borgomastro in attesa di verificare quale dei due contendenti sarebbe riuscito a far prosperare meglio la località temporaneamente assegnata. Accadde però che i simpatizzanti della prima fazione cominciarono, via via, a trasferirsi nel borgo a nord e lo stesso fecero, verso il borgo a sud, quelli della seconda fazione. I due borghi cominciarono così a crescere in abitanti e importanza, mentre il grosso villaggio, senza guida e abitato solo dagli indecisi, si avviò verso un declino irreversibile. Alla fine dei due anni di prova i due candidati borgomastri preferirono rimanere nella località che felicemente già amministravano. Uno dei due borghi divenne, anzi, negli anni successivi così prosperoso da imporsi come nuovo polo centrale dell’intera valle. Quale dei due non ci interessa qui rivelarlo, quello che più conta è che la sorte peggiore fu quella a cui portò la non scelta degli astenuti.
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