22-03-2016

L'Europa è donna e sta morendo

di Virginia Volpi, Classe A Il giorno prima Salah veniva acciuffato a Bruxelles, nel quartiere da cui non era mai uscito. E ci sentivamo più tranquilli. Ma l'Europa non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo. All'alba del giorno dopo 13 ragazze rimangono uccise in un banale incidente di autobus. Alle 8 di due giorni dopo due boati irrompono nell'aeroporto di Bruxelles. E al dolore e alla sofferenza per le ragazze si affianca prepotentemente e nuovamente il terrore.
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di Virginia Volpi, Classe A Sono tredici le giovani morte nell'incidente di autobus di domenica scorsa. Non un attentato, non un terrorista, ma un errore umano. Un colpo di sonno dell'autista e il bus sbanda, rimbalza da un guard rail all'altro, si ribalta e continua a scivolare per diversi metri. Tredici ragazze, due tedesche, una francese, una romena, una austriaca, una uzbeca e sette italiane. Tutte tra i 21 e i 25 anni. Tutte studentesse in diverse facoltà, che si trovavano in Spagna per il progetto Erasmus e si apprestavano a ritornare per le vacanza pasquali. Il giorno prima Salah veniva acciuffato a Bruxelles, nel quartiere da cui non era mai uscito. E ci sentivamo più tranquilli. Ma l'Europa non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo. All'alba del giorno dopo 13 ragazze rimangono uccise in un banale incidente di autobus. Alle 8 di due giorni dopo due boati irrompono nell'aeroporto di Bruxelles. E al dolore e alla sofferenza per le ragazze si affianca prepotentemente e nuovamente il terrore. Un terrore che avevamo accantonato. Alle 10 un'altra esplosione nel metrò, vicino alla fermata della sede dell'Unione Europea. L'aeroporto di Bruxelles viene evacuato, i voli sospesi sia in entrata che in uscita, la metro fermata. Nessuno esce, nessuno entra è il protocollo d'emergenza. La polizia belga raccomanda di non muoversi da casa. Kamikaze e bombe sono tornati. Il bilancio  è di 34 morti e decine di feriti. Dolore e terrore ripiombano nel cuore dell'Europa. Un'Europa che arriva sempre troppo tardi. Un' Europa che non riuscì a prevenire la strage al Bataclan, il 13 novembre scorso, costata la vita a 130 ragazzi. Un'Europa che solo dopo 4 mesi ha arrestato Salah, il terrorista che da Bruxelles non era mai uscito. Un'Europa che per gestire il prevedibile e imponente afflusso di migranti si sta affidando alla Turchia di Erdogan. Un'Europa che non ha capito che il terrorismo non finiva con la cattura di Salah. Ma anzi, che ci sarebbero state vendette. Che qualcuno avrebbe fatto giustizia per lui. Che qualcuno avrebbe evitato che parlasse. E intanto le stragi continuano e noi le stiamo a guardare, sperando di non essere le prossime vittime. Un abbraccio alle tredici ragazze morte sull'autostrada spagnola, da parte di una ragazza coetanea che sta preparando la domanda Erasmus. Un pensiero a tutte le vittime di attentati terroristici, da parte di una ragazza che studia scienze politiche e si sente inutile ed inerte. Prima o poi, noi giovani Europei rimasti cercheremo di farvi giustizia.
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