17-02-2016

Noterelle su politica e politiche

di Pietro Violante, Classe C Andreatta sostiene che «la politica si riscatta nel momento del governo», ossia tramite le politiche concrete. Questo è vero se si intende la politica come apparato; ma se si intende la politica come insieme di valori che legano gli uomini attorno a idee alternative di futuro, non c’è bisogno di alcun riscatto.
1495151214 fotoarel
di Pietro Violante, Classe C Perché una “scuola di politiche” e non una “scuola di politica”? Nella Lectio Inauguralis, Letta ha individuato una delle sfide fondamentali della Scuola nello studio del rapporto fra politiche e democrazia. A monte di questo tema vi è quello del rapporto fra politiche e politica. In italiano lo stesso lemma indica due concetti che, per esempio, in inglese si esprimono con parole diverse: politics e policies. Fra le due sfere esistono forti collegamenti. Il problema è quanto essi siano forti e come agiscano, nella prassi, nel conformare la politica generale e le politiche specifiche. In diverse situazioni storiche, compresa quella presente, nel discorso pubblico si è sviluppata la tendenza a sopravvalutare la scissione tra le due sfere, spesso declinandola come contrapposizione fra soluzioni politiche da una parte e soluzioni tecniche dall’altra. Letta afferma che la buona politica non è «mera contrattazione di interessi», bensì «il tentativo di applicare gli ideali, per cambiare realmente le cose». Da un punto di vista filosofico tutto è politica, giacché in ogni aspetto della nostra vita si manifesta la presenza della società con le sue forme storiche, che in ogni momento decidiamo di accettare, assecondare, aggirare o combattere. La politica, inoltre, è anche il campo su cui si scontrano gli interessi divergenti che animano le relazioni sociali. Cosa si intende, invece, per ideali? Una forza liberale, per esempio, si rifarà soprattutto a ideali di libera scelta del singolo nell’allocazione degli sforzi e delle risorse; mentre una forza socialdemocratica punterà sulla tutela dei lavoratori e sulla redistribuzione della ricchezza. E così via. Nessuna forza dichiarerebbe di voler completamente trascurare gli ideali di riferimento delle altre; ma le scelte di politica di ciascuno schieramento saranno fondate su una specifica combinazione di tali ideali. Secondo Letta, i punti fermi della politica dovrebbero essere «non strutture ideologiche complesse e rigide, ma certamente ideali forti, in grado di moltiplicare il nostro impegno». Ideologia in senso deteriore può significare ‘preconcetto dogmatico’, mentre in senso nobile può significare ‘sistema di valori’. In questo secondo senso è difficile scorgere una differenza tra ideologia e ideali forti. È chiara la censura della rigidità delle ideologie; ma se invece che di rigidità parlassimo di tenacia o di coerenza? Gli stessi dubbi sorgono in merito alla censura della complessità, che lo stesso Letta, in altri passi, richiama come caratteristica imprescindibile del mondo contemporaneo. «La politica deve vedere la realtà prima che accada, invece di accodarsi»: Letta si riferisce alla politica come politics, ma questo assioma vale come fondamento per qualsiasi policy. Ce lo ha ricordato anche Capano, sottolineando l’importanza, in ogni policy design, della definizione e dell’interpretazione del problema collettivo. Queste sono attività strettamente collegate al quadro valoriale di riferimento. Su di esse si gioca la lotta delle idee, che non cessa nemmeno durante l’implementazione delle policies. Accogliendo questa tesi, nutro dei dubbi, invece, sulla validità dello schema proposto da Capano, secondo cui capacità politiche elevate con capacità tecniche ridotte darebbero esiti incoerenti, mentre capacità politiche ridotte con capacità tecniche elevate darebbero esiti di adattamento, quindi potenzialmente soddisfacenti. In questo schema il ruolo decisivo è svolto dai fattori tecnici delle policies, come se questi potessero essere valutati scollegandoli dall’equilibrio valoriale di riferimento. In uno degli interventi raccolti nel bel libro che ci ha regalato l’Arel, Andreatta sostiene che «la politica si riscatta nel momento del governo», ossia tramite le politiche concrete. Questo è vero se si intende la politica come apparato; ma se si intende la politica come insieme di valori che legano gli uomini attorno a idee alternative di futuro, non c’è bisogno di alcun riscatto. Semplicemente ci sono scelte diverse, di cui è importante discutere e che sarebbe sempre bene rendere chiare. Nessuna soluzione tecnica è valida di per sé nel campo della politica. Perché sono state diffuse così poche informazioni, in fase di selezione, sui riferimenti ideali della Scuola? Personalmente ho appreso dell’esistenza dell’Arel, cui di fatto afferisce la Scuola, solo una volta iscritto. Perché ci è stato chiesto di partecipare alla creazione di una social media policy della Scuola, quando una politica di forte esposizione mediatica era già ben consolidata da mesi? Noi non abbiamo avuto modo, finora, nel corso delle attività svolte, di confrontarci sulle basi valoriali (ideali, ideologiche o come preferite) su cui si fonda il lavoro della Scuola. Perché, dal punto di vista metodologico, si è scelto di valorizzare soprattutto il discorso tecnico delle policies, in parte svalutando l’ancoraggio valoriale e politico che pure sembrava molto presente nella Lectio Inauguralis di Letta?
Categorie
TOP