24-02-2016

Quale politica?

di Caterina Epifanio, Classe C Se l’uomo si disinteressa della politica, la politica si disinteressa dell’uomo. Occorre dunque riscoprire la purezza di questa nobile attività, “la più alta forma di carità” (Paolo VI). Politica non è sinonimo di potere: la politica è servizio e, in quanto tale, “ogni politica dovrà piegare le ginocchia di fronte alla morale” (I. Kant)
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di Caterina Epifanio, Classe C

Fornito oltre misura di sapere,

di ingegno e d’arte, ora si volge al male,

ora al bene; e se accorda la giustizia

divina con le leggi della terra

farà grande la patria. Ma se il male

abita in lui superbo, senza patria

e misero vivrà: ignoto allora

sia costui alla mia casa e al mio pensiero

(Sofocle, Antigone, antistrofe II)

  La vicenda illustrata da Sofocle più di duemila anni fa testimonia come il conflitto tra le leggi terrene e le leggi morali sia un qualcosa di insito nella natura stessa dell’uomo. Egli è infatti da sempre combattuto tra “dovere” e “volere”, in modo particolare quando il “dovere” non rispecchia quei canoni di giustizia e rettitudine necessari per un’accettazione convinta e consapevole di norme, non sempre comunemente accordate. Esempio emblematico è, a tal proposito, la stessa figura di Antigone, che non può seppellire il fratello Polinice per volere del sovrano Creonte. Ma ella, consapevole dell’importanza del rito funebre e della sepoltura del cadavere nella propria cultura, senza la quale si credeva che lo spirito sarebbe stato destinato a vagare nel regno dei vivi senza una meta, si dimostra persino pronta a morire pur di offrire al fratello una tomba dignitosa. La morale, dunque, sembra dover fungere da guida per le azioni degli uomini, elevandole e rendendole virtuose, a prescindere da quale sia la realtà in cui si opera. Ciò dovrebbe accadere a maggior ragione nel vivere civile, nel contesto sociale, caratterizzato da una molteplicità di individui, ognuno con delle particolari esigenze, capacità, inclinazioni naturali, interessi… se così non fosse, se cioè la morale passasse in secondo piano, lasciando quindi prevalere i ciechi interessi particolari, l’uomo inevitabilmente, come si legge nella stessa tragedia di Sofocle, rimarrebbe senza una patria e misero, termine che vuole sottolineare l’assoluta povertà: povertà materiale, ma anche povertà di spirito. È fondamentale, dunque, che la morale, intesa come nucleo primordiale di principi naturali e condivisi, stia alla base dell’agire umano, in modo da garantire sempre e pienamente la libertà e i diritti fondamentali di ognuno. Bisogna ricordare, però, che l’uomo non possiede solo dei diritti, che vanno pur sempre tutelati: l’uomo ha anche dei doveri, primo fra tutti quello di impegnarsi e di interessarsi della “cosa pubblica”. Il disinteresse, infatti, può favorire una centralizzazione sempre maggiore del potere nelle mani di un unico individuo, e nel momento in cui l’uomo agisce soltanto allo scopo di soddisfare i propri bisogni, “costi quel che costi”, le conseguenze non possono che essere a dir poco catastrofiche. Se l’uomo si disinteressa della politica, la politica si disinteressa dell’uomo. Occorre dunque riscoprire la purezza di questa nobile attività, “la più alta forma di carità” (Paolo VI). Politica non è sinonimo di potere: la politica è servizio e, in quanto tale, “ogni politica dovrà piegare le ginocchia di fronte alla morale” (I. Kant).
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