28-01-2016

Ricordare la Storia, dimenticare la Storia

di Monica Esposito, Classe B La storia, soprattutto per la Politica, è una fondamentale fonte di educazione e di formazione. Giambattista Vico sosteneva la natura ciclica della Storia, che in questo modo propone nuove prospettive su scenari che sembrano così simili ad alcuni già conosciuti o studiati.
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di Monica Esposito, Classe B   La storia, soprattutto per la Politica, è una fondamentale fonte di educazione e di formazione. Giambattista Vico sosteneva la natura ciclica della Storia, che in questo modo propone nuove prospettive su scenari che sembrano così simili ad alcuni già conosciuti o studiati.   La guerra mondiale è stato il background geopolitico di deportazioni e crimini contro l’umanità, tra queste, la tragicità della deportazione degli Ebrei nei campi di concentramento, ricordata lo scorso 27 gennaio. Scene riportate dai giornali europei durante la guerra raccontavano di ebrei bloccati alle frontiere intenti a scappare dal Reich, sperando di sottrarsi ad un destino segnato. La storia si ripete, dunque, di nuovo, in Europa: la crisi dei migranti, ormai diventata una delle grandi sfide dell’Unione Europea, dal momento che mette in discussione la sua integrità.   A far suonare un campanello di allarme, oltre alle molteplici minacce della chiusura delle frontiere che mettono a repentaglio il trattato di Schengen, è stata la recente decisione del governo danese di far passare una legge che prevede la confisca di beni ai rifugiati in entrata. La legge è stata approvata il 26 gennaio e autorizza il governo danese a confiscare ai rifugiati oggetti dal valore superiore a 1,300 euro, senza valore affettivo. Inoltre, una volta ottenuto l’asilo, i rifugiati dovranno aspettare tre anni prima di poter chiedere il ricongiungimento familiare. «Al-Jazeera» in un suo articolo[1] ricorda il raffronto tra il provvedimento danese e la confisca dei beni agli Ebrei per mano della Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Dall'altra parte, lo stesso Stato danese l’ha definita la legge “meno compresa”[2] nella storia della Danimarca. In effetti, alle critiche mosse dal Consiglio d’Europa e l’UNHCR che denunciano, rispettivamente, la violazione dei diritti fondamentali della proprietà e della Convenzione Europea dei diritti umani, la Danimarca risponde: “Che alternativa avremmo?”.   Un rapporto dell’UNHCR afferma che la Danimarca è uno degli Stati con il più alto numero di richiedenti asilo pro capite e si stimano 25.000 richiedenti in più nel corso dell’anno. La gestione di una tale cifra di richiedenti asilo in un paese piccolo come la Danimarca è di per sé una sfida. Il benessere che contraddistingue la fiorente regione del Nord Europa, è basato su un efficiente welfare, con un sistema di tassazione tra i più alti in Europa, in grado di fornire sussidi per gli studenti e per i disoccupati, e servizi che giustificano l’altissima qualità della vita. C’è, tuttavia, un prezzo da pagare: in un articolo di qualche anno fa de «Linkiesta»[3] si racconta che il sistema di efficienza danese è frutto di un passato da comunità agricola, unita e piatta, non avvezza al multiculturalismo. Ovviamente, l’entrata nell’Unione Europea nel 1973 ha fatto cambiare prospettiva ai cittadini, ma non ai politici. Negli ultimi anni, la ventata gelida del nazionalismo dei partiti di destra, unita a manifestazioni xenofobe, ha alimentato la paura che i migranti possano dare picconate al sistema di welfare frutto anche della responsabilità dei propri cittadini.   In questa prospettiva, il problema danese diventa un problema europeo, la cui domanda è “what’s next?”. La risposta dovrebbe risiedere in un sistema di integrazione dei richiedenti asilo, che siano poi in grado di contribuire allo sviluppo della società di cui eventualmente verranno a far parte. Questo problema accomuna tutti i paesi europei: l’UNHCR denuncia che, nonostante l’impegno italiano nell’accogliere i rifugiati, una volta in Italia non è presente un valido sistema di integrazione. Ed è qui la falla che l’Europa deve colmare.   Il provvedimento danese è frutto del caos europeo davanti alla necessità di dare una risposta concreta ad un problema. Sembra dimenticato che l’integrazione europea nasceva dal desiderio di arginare il nazionalismo, causa della Guerra Mondiale. La Politica europea di asilo è sbilanciata e scoordinata, e c’è troppa discrepanza tra gli Stati nel riconoscere lo status di rifugiato.   Mai come oggi ricordare la storia significa capire che la globalizzazione ha reso gli Stati interdipendenti e lavorare in concerto aiuta ad arginare derive nazionaliste e xenofobe. [1] http://www.aljazeera.com/news/2016/01/danish-mps-vote-seizing-valuables-refugees-160126055035636.html [2] http://www.thelocal.dk/20160126/danish-parliament-to-vote-on-controversial-migrant-bill [3] http://www.linkiesta.it/it/article/2011/12/31/benvenuti-in-danimarca-il-paese-dei-sogni/13628/
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