26-04-2016

Riflessione di Alessandro Politi sulla Festa della Liberazione

Alessandro Politi, 25/04/2016 Ad ogni 25 aprile si fa sempre più insistente il chiacchiericcio dei negazionisti. Riassumiamo velocemente gli argomenti che ormai fanno parte del coretto di una fetta di ceto intellettuale conformista e contento della propria ciotola di riso [...] Resta la necessità di spiegare a chi vuol capire. La Resistenza c'è stata ed ha avuto tre componenti importanti: i partigiani, gl'internati nei campi di prigionia nazisti e l'esercito cobelligerante.
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Ad ogni 25 aprile si fa sempre più insistente il chiacchiericcio dei negazionisti. Riassumiamo velocemente gli argomenti che ormai fanno parte del coretto di una fetta di ceto intellettuale conformista e contento della propria ciotola di riso: - Non ci sarebbe stata la Resistenza senza gli angloamericani e poi erano pochi. Mica erano tutti gl'italiani; - La Liberazione non è una festa condivisa perché comunista; - Mica i partigiani hanno tutte le ragioni, bisogna capire quelle dei ragazzi di Salò; - Non c'è niente da festeggiare perché siamo stati occupati dagli americani e poi è roba vecchia, chissene. Le risposte articolate sono più avanti, quelle twittanti sono qui: 1) ‪#‎rileggiti‬ la storia, la Resistenza è stata fatta da pochi che hanno fatto dell'Italia un paese postbellico molto differente da Germania e Giappone; 2) ‪#‎maicomunistisonospariti‬, eppure non c'è stato nessuno sforzo di condividere la festa. Rabbia livida di lungo periodo? 3) ‪#‎Salòpoveracci‬, hanno deportato ebrei a randa: era questa la pace con onore? Capisco le motivazioni, ma trasformarle in ragioni, non basta la facciatosta; 4) ‪#‎hai‬ ragione, butta al cesso la Costituzione e porgi il collo alla catena dei nuovi padroni da €400 al mese. Festeggia la tua schiavitù in un altro giorno a caso. Resta la necessità di spiegare a chi vuol capire. La Resistenza c'è stata ed ha avuto tre componenti importanti: i partigiani, gl'internati nei campi di prigionia nazisti e l'esercito cobelligerante. Si può avere una Liberazione senza resistenza? Sì è successo purtroppo in Francia, che deve molto al grande de Gaulle. Senza di lui, i partigiani della Resistance (in buona parte comunisti), sarebbero stati annegati dalla grande maggioranza d’ignavi, attendisti e collaborazionisti, ben organizzati nel regime di Vichy. Infatti non hanno potuto liberare in anticipo nessuna città importante con le loro forze. La Resistenza italiana, nonostante la figura mediocre ed ambigua di Badoglio ed una monarchia autoritaria e reazionaria (complice del fascismo nel ventennio), ha liberato territori lungo assi nevralgici di comunicazione (le famose repubbliche partigiane) ed ha liberato grandi città importanti prima prima che arrivassero gli Alleati. Il che militarmente può avere un valore relativo, ma politicamente ha pesato tanto. La Resistenza italiana ha raggiunto questi obbiettivi, nonostante gli angloamericani. Nell'autunno 1944 il generale britannico Alexander provò seriamente a liquidare la Resistenza con un proclama radiofonico che fece capire ai tedeschi che potevano tranquillamente fare controguerriglia senza temere attacchi sul fronte. I nazifascisti fecero il lavoro sporco, ma ad Alexander andò male: la Resistenza, benché decimata, fu in grado di liberare città nonostante la sua mossa. I partigiani erano pochi, vero e allora? Sono sempre le minoranze attive quelle che smuovono la storia nei momenti cruciali. Non mi pare che la marcia su Roma, la battaglia d’Inghilterra o Euromaidan siano state fatte da maggioranze. Quei pochi partigiani fecero una grande differenza. La Liberazione è stata segnata simbolicamente dalla corrente più forte ed organizzata della Resistenza, cioè i comunisti. Non è stato così col dollaro dopo la seconda guerra mondiale o la fine del Muro? Non è avvenuto così anche con l’Europa dell’Est dopo la vittoria dei sovietici? Quel che conta però è che la Costituzione fu condivisa grazie alla saggezza ed alla preparazione delle classi politiche dell’arco costituzionale. Chi ha rifiutato la festa? Solo i vinti senza voce oppure quelli che sognavano un bel colpo di stato e lo hanno minacciato quattro volte durante la Guerra Fredda, tentando d’intimidire i partiti democratici dell'arco costituzionale (dai liberali ai comunisti, passando per i democristiani)? Il bello è che questa gente ha continuato a rifiutarla anche dopo la scomparsa dei comunisti. Evidentemente il problema è altro. Le ragioni dei "ragazzi di Salò"? Le motivazioni vogliamo dire... Partiamo dall'essenziale, la pace con onore è stata quella dei forni crematori della risiera di San Saba, delle deportazioni accelerate e dell'asservimento all'occupante nazista. Che sia importante capire le motivazioni dell’avversario in una guerra di liberazione e civile è un dovere storico e d'intelligenza politica, ma che siano ragioni equivalenti, mi spiace, non si da proprio. Per chi è un repubblicano ed amante della Costituzione non servono altre spiegazioni, per chi invece ha nostalgie neoautoritarie 2.0, è bene ricordare che i gerarchi di Salò hanno perso guerra, dignità e credibilità ideologica insieme al loro capo in fuga ed alle mille giravolte per negoziare, esattamente come tanti loro amici nazisti, un posto a tavola insieme ai vincitori. Se questo è onore… Veniamo alla fine: non c'è niente da festeggiare. Occupati dagli americani? Certo, era meglio forse essere occupati dai sovietici, oppure finire nelle mani solerti di Tito o di Hoxha? Oppure era meglio essere “liberi” come gli spagnoli sotto Franco o i portoghesi sotto Salazar con paesi repressi, depressi e sottosviluppati. Cinquanta sfumature di masochismo. Io durante la Guerra Fredda ho preferito senz’altro questa repubblica, nata da un fondamentale compromesso tra partiti democratici (azionisti, liberali, repubblicani, democristiani e comunisti) in cui i comunisti avevano già deciso che la rivoluzione non l'avrebbero nemmeno tentata. Gli smemorati farebbero bene a ricordare che Togliatti liquidò inesorabilmente l'ala rivoluzionaria di Secchia e che col tempo venne anche lo strappo dall'URSS e la scelta atlantica (ambigua e sfumata quanto si vuole, ma reale). La festa è quella di un paese, unico nell'Asse, che ha: abbattuto da solo la sua dittatura, organizzato la propria Resistenza, giustiziato di sua mano il dittatore, messo in piedi le proprie forze cobelligeranti, rifiutato nei Lager la lusinga delle armi collaborazioniste e liberato città-chiave con le sue forze. L'8 settembre non è stato fatto da un de Gaulle, ma ciononostante abbiamo avuto il diritto a scriverci la Costituzione da soli, abbiamo perso una frazione piccola del territorio nazionale e non abbiamo avuto un proconsolato americano come in Giappone. Chi dimentica questo non è un ingrato, è un servo sciocco e senza storia di chi, e questo è il punto finale, vuole smontare non la Liberazione, ma la Costituzione in nome di nuovi poteri autoritari, pervasivi, antisociali e spietatamente sfruttatori. Stranamente la classe media ha prosperato sotto i cattocomunisti, mentre il ceto medio è stato tosato proprio da chi ha seppellito quell'esperienza costituzionale nei fatti, erodendo con tenacia: equità fiscale, stato sociale funzionante, organizzazione dello stato forte e rispettata. La Resistenza è viva sino a quando si penserà con la propria testa ad un futuro collettivo più umano, sostenibile e giusto. I negazionisti cantino i loro funebri cori, ma l’Italia rinascerà da quell’eredità vitale e coraggiosa e non dal cinismo di un gregge disperso, senza nome e senza ideali. *La riflessione è tratta dal profilo Facebook del Professore Alessandro Politi

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