26-04-2016

Riflessione di Guido Melis sull'editoriale di Ernesto Galli della Loggia

Guido Melis, 26/04/2016 In un bellissimo editoriale di oggi sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia spiega perché, prima dei politici, i corrotti siamo noi, noi italiani. Lo fa raccontando la storia di un adolescente qualunque, il modo in cui si abitua a vedere e a condividere sin dagli anni della scuola media un universo di corruzione spicciola, di favoritismi, di amicizie che contano. [...]
1495151445 4301 0 1786205712 k4cc u4318029417528m7h 1224x916 corriere web sezioni

In un bellissimo editoriale di oggi sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia spiega perché, prima dei politici, i corrotti siamo noi, noi italiani. Lo fa raccontando la storia di un adolescente qualunque, il modo in cui si abitua a vedere e a condividere sin dagli anni della scuola media un universo di corruzione spicciola, di favoritismi, di amicizie che contano. A copiare i compiti, tanto lo fanno tutti. A sfottere chi fatica quando si può farla franca. E a chiudere gli occhi o addirittura ad ammirare i furbi e a disprezzare o compatire chi sta nelle regole e ci perde. Un popolo di evasori, nelle piccole cose come nelle tasse. Sempre disposto a "capire" l'imbroglione, salvo poi, quando si viene imbrogliati, prendersela con gli altri senza guardare la trave nel proprio occhio. Un popolo di italioti, diceva una vecchia canzone di Dario Fo, con l'elica in testa per pensarla sempre come chi comanda. La politca che abbiamo e che diciamo di detestare ce la siamo procurata noi. Ci siamo affezionati. Ci assomiglia come una goccia d'acqua. Storia vecchia, badate: non illudiamoci menandola con la memoria gloriosa della Prima Repubblica. Lì, proprio lì stanno anzi le radici, lì il laboratorio dal quale sono usciti il berlusconismo e quant'altro. Galli conclude dunque che moralizzare il Paese non è pane per Davigo, come non è stato pane per Di Pietro. Ammesso che la magistrratura sia integra e faccia il suo dovere, non basta. Ci vuole, accanto alla repressione dei casi che emergono come iceberg dalle acque, la bonifica profonda dell'oceano, sin nelle profondità dove alligna la corruzione di tutti. Dunque, per dirla con Gobetti, ci vorrebbe una rivoluzione etica. O per dirla con Gramsci, una rivoluzione morale e culturale. "Vaste programme", avrebbe detto il generale De Gaulle: sì, purtroppo troppo vasto, magari non esauribile in una generazione sola. Ma se una forza politica lo facesse suo, non nei termini strumentali e demagogici (qualunquistici anche) dei dipietristi in politica, che oggi sono diventati i grillini, ma con la lunga lena di una forza politica matura e consapevole, che si fa carico di un compito storico non per avere più voti ma perché ne sente la responsabilità... Direte: ma così si mena il can per l'aia, si parla d'altro. No, si parla esattamente del problema italiano di oggi: come ricostruire un'etica pubblica, passando per quella privata. Come togliere la palla al piede che ci impedisce di essere un Paese moderno. Non senza corruzione, perché la corruzione entro certi tassi è fisiologica ovunque. Ma con un sistema di all'erta, che la limiti, la circoscriva, la additi al pubblico disprezzo. E la condanni penalmente anche, ma non solo. Cominciamo dalle piccole cose: dalla educazione dei ragazzi, dalle scritte sui muri di presunti artisti di strada (come dice giustamente Galli), dalle cartecce per terra, dal silenzio generale di grandi e piccoli di fronte al bullismo, dalla denuncia e isolamento dei politici trombati che cadono sempre col sedere sulla poltrona giusta (o di quelli che, condannati in primo grado e magari prescritti per decorrenza termini, dopo un po' te li ritrovi in prima fila a dettare la linea). Se tutti, o almeno una parte di noi, lo facessero...   *La riflessione è tratta dal profilo Facebook del Professore Guido Melis

Categorie
TOP