17-03-2016

Salvate la classe media! Considerazioni a margine di Davos2016

di Alberto Balbi, Classe A Il futuro della classe media è a rischio. Le ineguaglianze, senza un’azione politica congiunta dei settori pubblici e privati, aumenteranno. Questo è uno dei messaggi più forti scaturiti dall’ultimo Annual Meeting del World Economic Forum svoltosi a fine gennaio nella storica sede di Davos.
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di Alberto Balbi, Classe A Il futuro della classe media è a rischio. Le ineguaglianze, senza un’azione politica congiunta dei settori pubblici e privati, aumenteranno. Questo è uno dei messaggi più forti scaturiti dall’ultimo Annual Meeting del World Economic Forum svoltosi a fine gennaio nella storica sede di Davos. Il tema proposto quest’anno dal professor Schwab, fondatore e presidente del Forum, è la Quarta Rivoluzione Industriale. «Siamo sull’orlo di una nuova epoca ove le sfere fisiche, digitali e biologiche tenderanno a fondere i loro confini», ha affermato Schwab. Si potrebbe controbattere che questo nuovo periodo non sia altro che una seconda e più matura fase della Terza Rivoluzione Industriale. Tuttavia, è innegabile che i cambiamenti che si stanno producendo in tutti i settori siano completante diversi da qualsiasi esperienza precedente nelle loro caratteristiche di velocità, portata e impatto sistematico. La quarta rivoluzione opera attraverso l’interconnessione e la creazione di reti: questi cambiamenti produrranno grandi possibilità, avranno effetti a lungo termine sull’efficienza e la produttività e stanno già modificando la nostra economia, da una basata sul possesso di oggetti a una di servizi e condivisone. D'altro canto, comportano inevitabilmente dei pericoli: l’ineguaglianza interna ai paesi sta aumentando a dismisura con grandi ripercussioni sia economiche che sociali. Il mercato del lavoro rischia di polarizzarsi fra “alte qualifiche-alti stipendi” e “basse qualifiche-bassi stipendi”: la classe media rischia di non poter accedere alle opportunità del nuovo mondo. «Quando le persone percepiscono che l’opportunità per una vita decente è eliminata, l’inevitabile reazione umana è ansietà, frustrazione e rabbia» dice “Middle Class Joe” ovvero il vice presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden durante il suo intervento a Davos. Biden, così soprannominato per la sua attenzione ai temi della classe media, invita i leader mondiali occorsi a Davos a impegnarsi sul tema: in gioco non vi è solo la dignità di molte persone, ma anche il sistema economico, la stabilità e la sicurezza globale. La classe media è infatti la colonna vertebrale sulla quale la nostra società è costruita e non la si può relegare a un semplice valore numerico o a un dato economico. È una idea: credere nella possibilità. La possibilità di ottenere un buon lavoro e quindi la dignità e il rispetto che ne deriva; la possibilità di lavorare duro per i propri obiettivi, di migliorare la propria vita e quella di chi vi sta attorno. Un sentimento che ha spinto l’economia, la politica, i progressi e le conquiste sociali del XX secolo e che ora ristagna a causa delle difficoltà che sta incontrando il nucleo dell’economia resiliente: la classe media. Per non generare confusione e stupore, come invece è accaduto a Davos, è opportuno specificare che Biden si riferisce al concetto americano di classe media, ovvero a tutte quelle famiglie con guadagni medi rispetto alla totalità americana. In Europa invece con questo termine si intende la classe dei lavoratori professionisti con guadagni sopra la media. Il termine più adatto per gli europei potrebbe quindi essere classe dei lavoratori (i workers). Tuttavia sia per Biden che per Justin Trudeau, il Primo Ministro del Canada − anche egli intervenuto a Davos – vi è la possibilità di governare questo processo se affrontato con un approccio proattivo. Un lavoro che deve essere fatto con il coinvolgimento di tutte le parti, sia pubbliche che private, accademiche e del mondo del lavoro. «La tecnologia da sola non determinerà il futuro che avremo. Le nostre scelte lo faranno. La leadership dovrebbe focalizzarsi sull’estendere la scala sociale dell’opportunità a tutti. Dobbiamo dare alle persone gli strumenti per aiutarle a superare questa fase», ha affermato Trudeau nel suo acclamato discorso. Non potremo dire che questa Quarta Rivoluzione Industriale abbia avuto successo finché non avrà creato veramente opportunità per i milioni di persone che non ne hanno più. Per agire proattivamente i sistemi stato-privato dovrebbero investire sull’educazione e sulla preparazione al lavoro, che sia accessibile a tutti e continuativa. Anche il ciclo vita-morte dei lavori è accelerato dalla tecnologia e a questo dovrebbero seguire di pari passo cicli di riqualificazione dei lavoratori, potenzialmente molto vantaggiosi anche per le aziende. Cambiata la struttura del lavoro, anche gli strumenti di protezione sociale devono essere aggiornati per poter servire quei lavoratori scoperti, che dovrebbero essere tutelati dai governi. Deve essere garantita l’accessibilità equa per tutti alle infrastrutture sia materiali che immateriali e deve essere ridistribuita la ricchezza con un’equa tassazione: questione non solo di giustizia sociale ma anche e soprattutto vettore di crescita economica. Infine, facilitare l’accesso al capitale – questione di primaria importanza per paesi come l’Italia – così da favorire lo sviluppo di un nuovo tessuto imprenditoriale. In questo complesso momento storico, la minaccia esiste dove c’è insicurezza e sfiducia. Queste conducono a populismi, xenofobia, nazionalismi e a loro volta alla distruzione del tessuto sociale e all’instabilità. Tuttavia sono certo che l’uomo della Quarta Rivoluzione abbia nelle sue mani un enorme potere fino ad ora sconosciuto, grandi mezzi da usare per salvare la classe media e smuovere la società dalla malsana stagnazione sociale di questi anni.          
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