14-01-2016

Una nuova prosperità di Mauro Magatti e Laura Gherardi | Recensione

di Matteo Mancino, Classe C “Una nuova prosperità” di Mauro Magatti e Laura Gherardi (Feltrinelli, 2013) è un’opera che stimola a riflettere su assetti futuri sostenibili, come suggerisce il sottotitolo “Quattro vie per una crescita integrale”.
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di Matteo Mancino, Classe C Gli autori: Mauro Magatti (1960) è un sociologo ed economista. Dal 2006 al 2012 è stato Preside della Facoltà di Sociologia presso l'Università Cattolica di Milano dove insegna Sociologia della globalizzazione e Analisi e istituzioni del capitalismo contemporaneo, è autore di numerose monografie e sagg. Componente del CdA dell’Istituto Luigi Sturzo,  è attivo nel campo del terzo settore . Fa parte della Faculty di SdP. Laura Gherardi (1981) è ricercatrice presso la facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica di Milano, dove insegna Sociologia dell'innovazione. Negli ultimi anni, ha svolto attività di consulenza, nel settore privato e pubblico, sui temi dell’innovazione e dei nuovi modelli di business.   Il volume: La crisi del 2008 non solo chiude un ciclo ma costituisce punto di non ritorno ad un modello fondato su un’idea di espansione illimitata e trainata da consumo individualizzato e a debito, che ha portato alla perdita del rapporto con la realtà umana e ambientale. Il percorso parte da L'etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber e da studi recenti che ne hanno aggiornato le coordinate sino all'attuale versione del capitalismo globale e finanziario – visto come un sistema capace di assorbire, rilegittimandosi, le critiche cui va soggetto –, in cui prevale il binomio rete-impiegabilità, che predilige/impone legami sociali leggeri, mobilità fra progetti, flessibilità senza preoccuparsi del (nefasto) impatto sulle pratiche di vita quotidiana che private di legami sociali durevoli rischiano di tradursi in anomia. L’impossibilità di ripetere una crescita basata sul debito, il vincolo sempre più forte delle risorse ambientali non rigenerabili, lo spostamento del  baricentro economico globale e il calo della domanda dei paesi occidentali (per la crescente diseguaglianza nella distribuzione del  reddito),  sono fenomeni che esigono nuove risposte, che l’attuale fase del capitalismo  -“tecno-nichilista” in quanto basato sul definitivo prevalere della tecnica e della razionalità economica che si esplicano negando diritto di  cittadinanza ai valori etici, alla tenuta sociale, alla tutela dell’ambiente: ossia delle cose che contano al di là della loro redditività - non è in grado di dare. È tempo per operare per una economia che gli autori definiscono a valore contestuale, che permetta di ricombinare economia e società, individuo e contesto, produzione e ambiente. In tal senso viene proposta una sorta di  mappa per orientarci verso nuovi assetti sostenibili, proponendo queste quattro prospettive di azione:
  • Nuova ecologia politica, che esprime più che un movimento la visione di diversi autori (fra cui Fitoussi, Sen, Stiglitz): l’economia deve essere consapevole del contesto ambientale, sociale e politico, quindi occorre perseguire un equilibrio fra le esigenze di sviluppo, democrazia e giustizia sociale. Esempio concreto di questa visione è visto nell’indice multidimensionale BES – Benessere equo e sostenibile, elaborato dall’ISTAT (tenendo conto dei lavori della Commissione Stiglitz promossa dalla Francia per la misurazione della performance economica e dello sviluppo scociale), che permette di valutare le condizioni del benessere collettivo/individuale e conseguentemente poter impostare politiche di sviluppo;
  • Convivialismo (i cui principi sono stati delineati in Pour un manifeste du convivialisme da A. Caillé) che propugna stili di vita ispirati alla sobrietà, all’economia sociale e solidale, all’antiutilitarismo per pervenire a una convivenza umana pacifica che tuteli persone e culture: in quest’ottica uno stato economico stazionario potrebbe essere comunque dinamico socialmente, culturalmente e politicamente (uno dei settori più promettenti di applicazione è visto nel campo dei beni di comunità, rilanciato dall’opera di Elinor Ostrom, finora unica donna ad essere assegnataria del Nobel per l’economia, nel 2009);
  • Economia della contribuzione (Stiegler; cfr.il sito arsindustrialis.org) che sostiene uno stadio cooperativo che superi la distinzione  produttori/consumatori a favore di una rete di contributori;
  • Generatività (cfr. il movimento, di cui fa parte Magatti, che anima generativita.it, collegato all'Istituto Luigi Sturzo e all'Università Cattolica) teso a sostenere una ricomposizione fra economia e società, una creazione di valore che sottostia a principi di relazionalità e sostenibilità anche intergenerazionale. In tale approccio,che propugna una azione innovativa della vita sociale e dei processi di produzione del valore, l’organizzazione generativa è quella che produce shared value, ma con una intensità diversa da quella propugnata dalla Corporate Social Responsability rispetto cui l’azione generativa si distingue per il suo voler essere olistica, parte del DNA delle imprese anziché una delle dimensioni a base delle strategie come può essere la CSR;
Queste quattro prospettive sono accomunate da due punti: a) l’accusa di shortermismo mossa al sistema economico dominante; b) l’idea che la mera crescita quantitativa non deve/può più essere il motore evolutivo e che una crescita diversa debba far leva su aspetti qualitativi e relazionali. Si tratta di visioni, di diverso grado di praticabilità, che ovviamente non esauriscono ogni possibile futuro immaginabile: il linguaggio stimolante e gli interessanti e numerosi rimandi del testo, consentono al lettore di percepire con una visione a grandangolo cause e conseguenze della crisi e intravedere che qualcosa si può fare per individuare nuove terre all'orizzonte.
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