09-10-2015

Una Scuola per gli Stati Uniti d'Europa

«Vorrei cominciare la mia riflessione da tre grandi sfide che ci attendono. La prima riguarda il senso del viaggio. È difficile descrivere un viaggio quando inizia. Alla fine ci guarderemo indietro e sorrideremo di questo nostro primo incontro. Io sono convinto che sarà una delle più belle esperienze della mia vita». Così Enrico Letta, il 9 ottobre scorso, nella sede di Spazio Europa, ha inaugurato la sua Scuola di Politiche, dinanzi ai 100 studenti ammessi e alla gran parte dei docenti che si alterneranno in cattedra.
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Redazione SdP   «Vorrei cominciare la mia riflessione da tre grandi sfide che ci attendono. La prima riguarda il senso del viaggio. È difficile descrivere un viaggio quando inizia. Alla fine ci guarderemo indietro e sorrideremo di questo nostro primo incontro. Io sono convinto che sarà una delle più belle esperienze della mia vita». Così Enrico Letta, il 9 ottobre scorso, nella sede di Spazio Europa, ha inaugurato la sua Scuola di Politiche, dinanzi ai 100 studenti ammessi e alla gran parte dei docenti che si alterneranno in cattedra. La sede del primo incontro non è casuale, ma simboleggia perfettamente uno degli obiettivi fondamentali della Scuola: fare dell’Europa punto di partenza e punto d’arrivo di questa esperienza. Un viaggio che si concluderà, non solo simbolicamente, nel cuore dell’Europa, con una tre giorni di visite alle Istituzioni e conferenze, in programma a giugno a Bruxelles. Tra i motivi ispiratori della SdP, l’idea, molto radicata in altre culture ma meno in quella italiana, del give back, del mettere al servizio dei giovani le esperienze della propria vita. La «straordinaria ricchezza di aver incontrato, nella vita, servitori delle istituzioni e grandi costruttori di Europa, che hanno costituito punti di riferimento essenziali nella definizione del mio percorso di vita», ha sottolineato Enrico Letta. Sui banchi della Scuola di Politiche si insegnerà che non basta avere gli occhi rivolti alla nostra realtà, «perché quello che accade da noi si spiega solo se si riesce ad alzare la testa e a guardare cosa succede nel mondo, a immaginare il futuro della globalizzazione».  Il tema delle migrazioni, così cruciale per il futuro del nostro paese, sarà, infatti, uno dei leitmotiv del corso, perché la politica deve anticipare la realtà, vederla prima che accada, e dunque è necessario che i giovani comprendano che questo tema sarà centrale per il nostro futuro, sia da un punto di vista politico e sociale che professionale. Parole d’ordine? Prime fra tutte, “lungimiranza” e “libertà”: «avere un mestiere, al di là della politica, sarà l’unico modo per essere liberi di fare le proprie battaglie, di vincerle, di perderle, di dire quello che si pensa senza il timore di tirare le conseguenze fino in fondo». E poi “cambiare”, partire dalla costruzione di sé, per ricostruire «un paese che non va», ponderando le proprie scelte, come quella tra la facile opzione di essere un follower e la più impegnativa di esercitare la leadership. Si studierà per diventare competenti e rigorosi. Per Enrico Letta «la competenza oggi è la bussola. E la bussola è sapersi orientare nella totale disponibilità di informazioni che caratterizza l'era moderna. Senza la bussola, il dato è inutile: ecco il senso dell’apprendimento e della democrazia della competenza». Un luogo di costruzione del pensiero, dunque, dove si insegnerà ad interpretare i tempi, ad adattare strategia e tattica alla fase storica e ai contesti, a comprendere il significato della democrazia al tempo di internet e il rapporto che c'è tra questa e un modello di cittadinanza che evolve giorno dopo giorno nell'epoca della modernità liquida. Per affrontare le grandi questioni del nostro tempo non basta la sterile contrattazione degli interessi, ma sono necessari gli ideali. «La bussola delle politiche deve essere la coerenza tra parole e fatti». A buona ragione, non è mancato un riferimento alla distinzione tra “politica” e “politiche”, cara a Nino Andreatta – alla cui memoria è dedicata la scuola – imperniata sulla consapevolezza che la politica si realizza attraverso la progettazione e la realizzazione delle politiche e che, affinché la prima riacquisti credibilità e forza, sono necessarie preparazione e competenza. È questa l’unica via per uscire dalla gabbia tra populismo e tecnocrazia che mortifica la democrazia europea. Agli euroscettici Enrico Letta risponde che la sola soluzione possibile sono gli Stati Uniti d’Europa, vale a dire un’integrazione a due velocità: prima tra i 19 paesi e successivamente allargata ai 28. «Quella tra i paesi dell’eurozona è l’unica integrazione concepibile, con un ministro dell’economia, un bilancio e una fiscal capacity comuni». Non ammette mezzi termini, e prosegue – «se dovesse fallire il progetto europeo, per l’Italia sarebbe un disastro, sarebbe inimmaginabile pensare che le sole politiche nazionali possano gestire fenomeni come quello dei flussi migratori». Un anno di grandi sfide, animate da grandi ideali, è appena cominciato. “Buon viaggio!”. Per scaricare il testo integrale della Lectio clicca qui
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