16-03-2016

Unioni civili: perché è meglio poco che niente

di Lidia Sirna, Classe A La partita è ancora aperta e in ballo ci sono sempre i diritti civili: un nuovo ddl sarà pronto a breve, vista la farraginosa legislazione italiana sul tema delle adozioni. Procediamo così, con piccoli passi avanti, ma intanto procediamo.
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di Lidia Sirna, Classe A A distanza di qualche settimana proviamo a ragionare a freddo sulle unioni civili. Definirlo un risultato deludente è da sciocchi. Qualcuno ha anche parlato di un passo storico, seppur con il clamoroso ritardo rispetto agli altri paesi europei. Quello sì che è storico. Ciò non toglie che si tratti di un importante traguardo, specialmente per il paese che ospita il Vaticano e che è ancora spaccato a metà tra laici e cattolici. Come giustamente scrisse Michele Serra su L’Amaca qualche settimana fa: «In un paese così tragicamente zavorrato, così maledettamente uguale a se stesso, ogni passo in avanti mi sembra un progresso gigantesco». Il disegno di legge presentato dalla senatrice Monica Cirinnà disciplina diritti e doveri all’interno della coppia omosessuale unita civilmente: tra questi il dovere all'assistenza morale e l'obbligo di coabitazione. È prevista la reversibilità della pensione, i congedi parentali, la graduatoria all'asilo nido. Relativamente a successione ed eredità, le unioni civili avranno gli stessi diritti delle coppie unite in matrimonio. Scompare invece l’obbligo di fedeltà previsto dall’art 143 del Codice Civile e originariamente inserito nella prima versione del ddl. Rimuovere questo principio sarebbe un modo per screditare le unioni omosessuali da parte della destra italiana e più generalmente del mondo cattolico-conservatore, un modo per renderle diverse, meno “valide”, rispetto alle altre. Questo è stato il veto posto dal NCD, insieme allo stralcio delle adozioni. Ragione per la quale il PD ha giustamente proposto la rimozione della fedeltà anche per le coppie eterosessuali. Quello sulla fedeltà è un tema che meriterebbe un’ulteriore minima riflessione. Trovo singolare, oltre che ipocrita, l’animata polemica innescatasi in questi giorni. Stiamo parlando di una norma antica, obsoleta ed estremamente maschilista, perché giustificava l’uccisione della coniuge qualora fosse stata rea di aver commesso adulterio. Mi tradisci, quindi ti ammazzo. Oggi penso che l’obbligo di fedeltà possa essere rimesso alla libera e consapevole applicazione degli individui, o a quello che più comunemente si potrebbe chiamare buon senso. Insomma, dopo appena due anni, che in realtà sembrano venti, se c’è una cosa che a questo Governo si può riconoscere è proprio questa. Poco importa che il ddl Cirinnà sia stato votato con i cascami del berlusconismo. La politica è anche questo e a volte significa avere i numeri in Parlamento. Che poi ci si debba preoccupare se il profilo della maggioranza di governo possa eventualmente cambiare è un’altra storia. Se il M5S fosse stato più lungimirante avrebbe ritenuto opportuno preoccuparsi del risultato finale, più che prestare così tanta attenzione agli sgambetti politici, visto che si è passati dal “votiamo sì”, alla libertà di coscienza e poi al “votiamo no”, venti minuti prima della discussione. Così ne esce vincitrice la destra e in particolare Alfano, in brodo di giuggiole per lo stralcio della stepchild adoption. Ma più di tutti ne esce indenne e rafforzato Matteo Renzi, che oggi può puntare il dito contro il Movimento Cinque Stelle. In ogni caso il risultato è buono ed è questo quello che conta: vedere il bicchiere mezzo pieno e portarsi a casa qualcosa piuttosto che niente. Perché finalmente una coppia omosessuale può vedersi riconosciuto il diritto a unirsi civilmente. Era questo in fondo quello per cui si lottava. La partita è ancora aperta e in ballo ci sono sempre i diritti civili: un nuovo ddl sarà pronto a breve, vista la farraginosa legislazione italiana sul tema delle adozioni. Procediamo così, con piccoli passi avanti, ma intanto procediamo. Sono certa che un giorno sorrideremo di questi tempi.
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