Summer School 2018

"Il moto irresistibile della Storia", è questo il titolo della nuova edizione della Summer School della SdP che si terrà a Cesenatico dal 13 al 16 settembre 2018

Il concept

“Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della Storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale e al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana”.

Con queste parole, nel novembre del 1968, Aldo Moro descriveva gli eventi dell’anno che segnò un mutamento profondo della società occidentale.

Abbiamo scelto questo titolo per la terza Summer School della SdP non solo perché la figura di Aldo Moro evoca di per sé la vicenda della nostra ‘democrazia difficile’ e della sua crisi, manifestatasi - a dieci anni da quel discorso - nel tragico epilogo della sua vicenda umana.

L’abbiamo scelto perché ora come allora - e come in altri anni-8 - sentiamo di essere alla fine di una ‘età dell’oro delle certezze’. Nel mezzo di questo passaggio epocale sono necessari da un lato la bussola della storia, e dall’altro un approccio analogo a quello di Moro al ‘68: gli attori politici e i cittadini attivi devono misurarsi con la realtà dei cambiamenti in atto, per cercare di immettervi i propri valori, la propria visione delle cose. Per cercare di forgiare il futuro. Di formare il futuro - questa è la nostra missione - con gli occhi e le speranze dei ventenni di oggi: gli studenti della Scuola di Politiche.

Oltre al 1968 e al 1978, altri anni-8 segnano grandi stravolgimenti, positivi o negativi. Il 1848 delle rivoluzioni, il 1918 della fine del primo conflitto mondiale, il 1938 delle leggi razziali, il 1948 della Costituzione repubblicana e della scelta italiana per il consesso delle democrazie occidentali, il 1958 dell’entrata in vigore dei Trattati di Roma.

Alla Summer School ricorderemo quei fatti, ma ci concentreremo soprattutto sul passaggio 2008-2018-2028. Il 15 settembre 2008 Lehman Brothers annunciò il proprio fallimento, innescando una crisi, non soltanto finanziaria, che a dieci anni di distanza stenta ancora a definirsi superata. Gli ultimi dieci anni hanno colpito tutte le certezze: la democrazia rappresentativa, il libero mercato, il progresso tecnologico, l’autorevolezza della scienza, il multilateralismo, l’integrazione europea. Mentre l’Occidente è disorientato, altri moti irresistibili conquistano la scena: l’economia asiatica, la demografia africana. Per immaginare il 2028, allora, dobbiamo vivere nel ‘moto irresistibile della storia’ senza timori ma con una consapevolezza: libertà, benessere e coesione sociale non sono scontati. Dipende da ciascuno di noi se saranno ancora gli elementi fondanti della ‘storia del futuro’.

L'evento

Più di 200 ragazzi tra i 18 e 30 anni avranno la straordinaria opportunità di confrontarsi con alcuni tra i protagonisti più preparati della scena italiana ed europea.

Tra gli ospiti di questa edizione: Joaquin Almunia, Piero Angela, Lucia Annunziata, Massimo Bray, Floriana Bulfon, Marco Damilano, Luca De Meo, Daria De Petris, Amalia Ercoli-Finzi,  Giovanni Floris, Enrico Giovannini, Alessandra Ghisleri, Tonia Mastrobuoni, Enrico Mentana, Corrado Passera e Luca Visentini

Ad animare la Summer School ci saranno gli Alumni della SdP, gli studenti ammessi al corso 2019 e quanti – selezionati a seguito di candidatura – decideranno di frequentare solo l’evento estivo della Scuola.

Una scuola “itinerante”, patrocinata dal Comune di Cesenatico che coinvolgerà tutta la città: il Museo della Marineria, il Palazzo del Turismo, il Teatro Comunale, gli stabilimenti balneari.

Il programma

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Rassegna stampa

La rassegna stampa della Summer School 2018.

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Il diario della Summer School 2018

"Il moto irresistibile della Storia", è questo il titolo della nuova edizione della Summer School della SdP che si sta svolgendo a Cesenatico dal 13 al 16 settembre 2018.

Primo giorno

Ha preso il via oggi a Cesenatico la terza edizione della Summer School di Scuola di Politiche: “Il moto irresistibile della storia” è il titolo tratto dalle parole con cui Aldo Moro descriveva gli eventi del 1968, anno che segnò un mutamento profondissimo della società occidentale.

Il fondatore della Scuola, Enrico Letta, ha accolto i giovani partecipanti dicendo che le istituzioni sono invecchiate e che il lavoro di SdP serve anche a capire come renderle più accoglienti e ha concluso: “Noi dobbiamo prendere il testimone e cederlo a qualcuno dopo di noi, questo è il senso della vita. Se lo perdiamo, perdiamo il senso della storia, che è riconnettere presente, passato e futuro.  Oggi più che mai questo è il messaggio da trasmettere ai giovani. Nella politica attuale, infatti, tutti pensano di essere unici e insostituibili. Invece la storia ci insegna che per fare del bene al nostro Paese bisogna avere il senso del testimone che si passa, bisogna mettere il proprio ego in secondo piano rispetto agli interessi delle persone".

A seguire, il saluto del direttore SdP, Marco Meloni, che ha sottolineato la missione della Scuola. “La risposta ai distruttori – ha detto Meloni - sono i giovani, che con la loro energia possono essere i veri motori del cambiamento e connettersi con le forze positive della società. La Scuola di Politiche cercherà di sostenere sempre più la capacità dei giovani italiani, agenti del cambiamento e portatori di valori positivi, capaci di sconfiggere i politici della paura e della distruzione”.

Il primo intervento della giornata è stato quello dell’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, che in un intervento dal titolo “Sviluppo del Paese e Capitale Umano” ha raccontato che sono tre i problemi fondamentali che l’Italia deve affrontare per avvicinare e fare dialogare capitale umano e sviluppo: il gap infrastrutturale, la valorizzazione della sua bellezza, il sostegno dell’offerta produttiva. L’Italia è un Paese straordinario, pieno di talento, entusiasmo e abilità, ma non sempre talento e abilità vengono messe in condizione di estrinsecare tutte le loto potenzialità. Dobbiamo costruire una relazione più lineare, meno filtrata e ostacolata tra sviluppo e capitale umano.

Il secondo intervento è stato quello di Amalia Ercoli Finzi, professore Emerito di Meccanica Aerospaziale che ha entusiasmato la platea con “Volare Alto”, in cui ha raccontato la sua esperienza di donna e scienziata: “Voglio parlare di due cose: di donne e di spazio. C’è una differenza fondamentale tra gli uomini e le donne, e per fortuna. Gli uomini sono più portati al ragionamento logico e lavorano molto sulle sensazioni, mentre le donne sul sentimento e le intuizioni. Perciò, se c’è bisogno di donne in una società è proprio la società di oggi”.

La direttrice di Euromedia Researh, nella sua analisi del 2018 “Zeitgeist 2018…” ha evidenziato come “C’è stato un cambiamento forte tra una politica con ideologia e una nuova politica: de-ideologizzata…Nel passaggio tra il 2017 e 2018 la politica è diventata una sorta di muro, la gente ha smesso di recepire la responsabilità del politico e ha abbracciato l’onda che poi ha coinvolto il voto: spazziamo via tutto, procediamo al cambio totale”.

La giornata si è conclusa con l’omaggio ad Aldo Moro con Marco Damilano e il suo spettacolo “Un atomo di verità”.

La Summer School in video

I volti, le esperienze e gli insegnanti della prima giornata.

Secondo giorno

Oggi a Cesenatico si è svolta la seconda giornata di incontri, lezioni ed eventi della Summer School della Scuola di Politiche: “Il moto irresistibile della Storia”.

Tra gli incontri di oggi, insieme ai gruppi di lavoro, il dialogo tra Giovanni Floris e gli studenti di SdP, dal titolo: “Ripartire dalla Scuola”.

“Bisogna recuperare un rapporto con la realtà. Affidarci a una classe che è quella dei docenti perché è una rete che copre tutto il Paese, ha il possesso degli strumenti intellettuali e culturali per scegliere la classe dirigente del Paese”. Ha detto Floris ai ragazzi. “Dobbiamo ridare forza alla struttura della scuola: elementari, medie, istituti superiori e licei, perché oggi c’è un’assoluta sottostima dell’importanza del lavoro intellettuale per comprendere la realtà. Noi non risolviamo i problemi perché non riusciamo più a leggerli, questo ci porta a scegliere la classe politica non più sulla base delle nostre necessità. Non scegliamo più chi risolve i nostri problemi”.

La giornata è proseguita con un incontro con Enrico Letta e Marc Lazar: Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie”.

“I populisti sia al potere hanno vinto culturalmente, stanno per trasformare le nostre democrazie. Questo è il fulcro di tutto. Nella democrazia ovviamente c’è il popolo ma anche il sistema di poteri e contropoteri; diverse strutture che limitano il potere del popolo. Il popolo sceglie ma dopo c’è lo Stato di diritto. La popolocrazia invece presuppone che il popolo sovrano non abbia limiti e in questa prospettiva cambia tutto”. Ha sottolineato Lazar, avvertendo che esistono due grandi sfide per il futuro delle democrazie.

Abbiamo anche populismi di sinistra a cui non diamo abbastanza importanza – la France Insoumise di Melanchon, Podemos in Spagna. E ogni populismo di destra e di sinistra utilizza una sua accezione di popolo. Per alcuni si parla di gente comune - in questo senso il popolo ha sempre ragione - per altri, il popolo è inteso come cittadino attivo, sempre in politica. Melanchon utilizza entrambe le versioni del popolo – il cittadino deve essere attivo, ma al contempo, parla al popolo come gente comune.

“Le sfide che si proporranno in futuro sono due. La prima: chi è per l’Europa e chi è contro e, se prevarrà questa ultima opzione, ovviamente i confini tra i partiti cambieranno. Sarà un anno cruciale quello delle elezioni europee. La seconda: che tipo di democrazia vogliono gli italiani? Il rischio è che la popolocrazia possa trasformarsi in un altro tipo di democrazia: quella illiberale. Da una parte ci saranno i liberali non più democratici, che non prendono più in considerazione il popolo, dall'altra, invece i populisti che si dicono democratici e non sono liberali. Questo è quello che accade ora in Ungheria”.

La giornata si è conclusa con l’incontro con Paolo Rumiz, dal titolo: “Come narrare la guerra”

“La memoria è una delle condizioni di sopravvivenza dell’Europa. Ricordare la guerra è fondamentale. Il tema di fondo che mi mobilita come cittadino, elettore e nonno, è come rilanciare questa memoria stanca, la memoria europea. Il quotidiano la Repubblica, anni fa, mi chiese di viaggiare su tutti i fronti della grande guerra, così ho visitato dal fronte occidentale a quello balcanico, a quello turco e, ovviamente, a quello italiano, portandomi dietro una serie di convinzioni: questa memoria per vivere nelle generazioni va rifondata. La voglia di Europa è nata a causa della guerra”.

Summer School 2018 - Giorno 2
Secondo giorno: Le voci degli studenti, le loro aspettative, i loro progetti e il percorso per realizzarli. Di questo si è parlato nel secondo giorno della Summer School SdP a Cesenatico durante il Job Matching Project. E poi tanti incontri con i protagonisti della scena pubblica per parlare di politica e satira, a Scuola di MEME, di popolacrazia con Marc Lazar, di scuola e studio con Giovanni Floris, di memoria e guerra, viaggiando con il racconto di Paolo Rumiz.
Terzo giorno

Durante la terza giornata della Summer School SdP “Il moto irresistibile della Storia”, abbiamo ricordato l’anniversario dell’annuncio del fallimento di Lehamn Brothers, avvenuto proprio il 15 Settembre del 2008.

In un’intervista con Tonia Mastrobuoni di Repubblica, l’ex commissario UE agli Affari Economici e Monetari, Joacquin Almunia, ha ricordato gli eventi e parlato delle prossime sfide europee con queste parole: “Nel 2008 gli europei avevano la speranza che la crisi non valicasse l’Atlantico; ma era una speranza vana, invece è arrivata anche in Europa. Il grado di interconnessione delle economie europee è molto più elevato rispetto agli strumenti comuni che abbiamo per far fronte alla prossima crisi. Non sappiamo dove e quando arriverà la prossima crisi ma siamo sicuri che avverrà una prossima crisi, lo insegna la storia del capitalismo; e ora che non siamo in crisi e abbiamo forte la memoria della crisi del 2008, dobbiamo prendere delle decisioni. Però sembra che  i governi, i leader europei, quando non c’è crisi sono più cauti nel prendere decisioni”.

A seguire, sul palco della Summer Sdp è intervenuto, l’ex ministro allo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti che ha sottolineato: “Dalla crisi del 2008, come mondo, abbiamo capito che, come minimo, l’eccesso di debito crea problemi. La grande crisi è partita dagli Stati Uniti e si è diffusa in tutto il mondo e ha avuto conseguenze non solo economiche, perché se noi oggi abbiamo questo grande malessere sociale e negatività nei confronti delle classi dirigenti è anche perché c’è stata quella crisi che ha dimostrato tutti i limiti della turbo-finanza, del liberalismo estremo e anche il modo in cui è stata gestita non ha soddisfatto. Debito avevamo e debito abbiamo, malessere avevamo e malessere abbiamo, diseguaglianza di reddito e di ricchezza avevamo e continuiamo ad avere. L’Europa si è data degli strumenti, così come gli Stati Uniti, hanno reso le banche più forti, obbligandole ad avere meccanismi di garanzia più forti, però se non stiamo attenti, quel tipo di bolla finanziaria, che poi ha causato i problemi dieci anni fa, è ancora sotto la cenere. E’ molto importante riguardare all’esperienza di dieci anni fa per evitare che ci ricadiamo dentro”.

La giornata si è conclusa con il dialogo con gli studente tra il presidente  della Scuola di Politiche, Enrico Letta ed Enrico Mentana.

"Il continuismo ha perso" e "non servirà al nostro Paese". Quindi per il futuro "dovremo pensare l'impensabile". Così Enrico Letta ha invitatoi giovani partecipanti alla Summer School a Cesenatico di puntare alla "radicalità dei comportamenti e dei pensieri" perché altrimenti "non avrà alcun senso fare scuole di politica e fare formazione". "Quattro o cinque anni fa nessuno di noi, nessun giornalista affermato, nessun politico importante, nessun accademico competente, avrebbe mai immaginato che un miliardario come Trump potesse diventare presidente degli Stati Uniti - ha detto Letta -; nessuno avrebbe mai immaginato che il 60% italiani sostenesse un governo Cinquestelle-Lega; nessuno poteva immaginare che in Francia vincesse Macron, primo presidente francese che ha vinto fuori dai due partiti tradizionali". Tutto questo era considerato "impossibile". "Tutte le cose importanti della politica dei Paesi più importanti a cui facciamo riferimento quando pensiamo alla democrazia, gli Usa, la Gran Bretagna, l'Italia e Francia, in tutti questi Paesi è accaduto l'impensabile". "Noi dobbiamo abituarci ad applicare tra le nostre categorie mentali di pensare l'impensabile come la modalità di costruire il futuro - ha proseguito l'ex premier -. Se non pensiamo l'impensabile e non lo applichiamo, noi saremmo sempre sconfitti e perdenti. Il continuismo che ha perso è un continuismo che non servirà al nostro Paese. Solo la radicalità di un cambiamento profondo" può aiutare a immaginare e costruire un futuro. "Dovremo pensare l'impensabile, la radicalità dei comportamenti e dei pensieri sarà il nostro futuro e se non faremo così non avrà alcun senso fare scuole di politica e formazione".

Summer School 2018 - Giorno 3

Terzo giorno - I ragazzi sono i protagonisti della Summer School Sdp. Oggi hanno presentato i loro progetti, duranti lo spazio Policy lab. E poi gli incontri con le plenarie della giornata che hanno visto alternarsi sul palco: Joacquin Almunia, Corrado Passera, intervistati da Tonia Mastrobuoni e il dialogo/maratona degli studenti con il presidente di SdP, Enrico Letta ed Enrico Mentana. La giornata si è conclusa con i tanti importanti ospiti dei corner e dei gruppi di lavoro e le attività sportive.

Summer School 2018 - Finale

Finale: Sono stati quattro giorni intensi e meravigliosi. Alcuni dei momenti di queste giornate: dall'arrivo degli studenti, all'accoglienza, alle loro aspettative per il presente e per il futuro, ai consigli dei tanti importanti ospiti di questa terza edizione edizione. Il saluto del direttore SdP, Marco Meloni e, per concludere, il bilancio del presidente, Enrico Letta: "Il bilancio di queste giornate ci da grande speranza per il futuro".

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